Ordine "Dhu l-fiqar" - jayyd news

Ordine “Dhu l-fiqar”

Tradizione non è culto delle ceneri ma custodia del fuoco
Gustav Mahler

Giampiero Khaled Paladini
Primo Cavaliere

Non c’è spazio per le differenze nel Grande Jihad o nella Futuwah. A Dio piacendo, ogni essere umano, senza discriminazione di genere, di colore, di condizione sociale, può accedere alla ricerca della perfezione interiore e nessun atto di tipo legislativo o socializzazione religiosa può impedire ciò, essendo tutti stati creati in una visione escatologica egalitaria nell’infinita misericordia e giustizia divina.

Codice

(Le 40 regole della Futuwah dell’Amore)

I

“Il Cavaliere è testimone che non c’è divinità se non Allah e che Muhammad è il Suo Messaggero. Si prostra in adorazione di Allah, il clemente, il misericordioso, ne pronuncia e loda i nomi in ogni momento e ne chiede l’aiuto per percorrere la diritta via di quelli pieni della Sua grazia. (Corano: Sura 1)”

Una testimonianza che racchiude in sé il più grande dei misteri, il mistero originario e generatore, da cui il Cavaliere trae la luce per illuminare il suo giusto sentiero che altrimenti sarebbe buio, irto di inganni e fuorviante. In essa vi è il più grande addestramento per il Cavaliere: la negazione di tutto quello che non è vero, da cui derivano comportamenti sbagliati, e l’affermazione invece della Verità, da cui derivano  giusti comportamenti, testimoniati in cima dal Suo messaggero Mohammad che, quale Cavaliere supremo del Signore dei mondi, è stato inviato per nobilitarli.
La nobiltà dei comportamenti è l’obiettivo del Cavaliere che si impegna a raggiungere, con l’aiuto di Allah che lo ha scelto e seguendo l’esempio del Suo messaggero. Un Cavaliere teso senza pausa a combattere la guerra estrema contro se stesso, sostenuto dal ricordo di Allah ad ogni respiro e pensiero (dhikr). La negazione, blandendo la Spada della fede e dell’umiltà, di tutto ciò che non è necessario, è il presupposto per avvicinarsi sempre di più all’Essenza, sulla via dei sette cieli e della contemplazione, intesa come vigile attenzione interiore per poter cogliere la discesa della grazia divina.

II

“Il Cavaliere ha come guida il Corano, ha timore di Allah, crede nel mistero, compie la preghiera, dispensa, senza limiti, quello che a lui è stato donato, crede nella rivelazione profetica da Adamo fino a Muhammad, che Allah li benedica. (Corano: Sura 2 – 2. 3, 4)”

Il Corano, l’unico Libro su cui non vi sono dubbi che contiene il grande mistero della creazione e del Creatore, di Colui che è invisibile e essenza delle cose visibili. Il Cavaliere ne fa la sua guida omnicomprensiva a cui tutto deve essere riportato, lungo la via della Profezia che da Adamo giunge fino a Muhammad. Il suo nobile comportamento è forgiato nella certezza della Profezia più grande che è il Giorno del Giudizio, ne ha timore e si comporta di conseguenza. Il Cavaliere è colui che si oppone a chi crede solo nel mondo materiale, a chi pretende di vivere la vita terrena credendola l’unica realtà e perciò si sente autorizzato a trarne il massimo profitto, comportandosi senza morale, senza etica e ritenendo inesistenti Dio e i principi universali che regolano l’universo, quali l’unicità, l’armonia, la bellezza, l’amore. Principi universali cui vi è l’obbligo divino di fare riferimento nella vita di ogni giorno perseguendo gli ideali di uguaglianza, giustizia, libertà, pace, attraverso la pratica continua della preghiera, del ricordo, della conoscenza, della creatività, con pazienza, saggezza e umiltà. Il Cavaliere fa di questi principi la sua missione sociale difendendo i deboli, sostenendo i poveri e combattendo a favore degli oppressi contro chi non è timorato di Dio.

III

E’ dotato di “pietas” in quanto ha devozione e fede incondizionate per Allah, ne cerca misericordia e compassione per se stesso e le pratica nei confronti degli altri, forgiandosi nella preghiera e nella pazienza che ne rendono sopportabile la gravità (Corano: Sura 2 – 44, 45). Allah è il suo Patrono ed è da Lui tratto dalle tenebre alla Luce (Corano: Sura 2 – 257).

Il sentimento della “pietas” nella società moderna, indica un atteggiamento di commiserazione verso qualcuno che è caduto in disgrazia, in alcuni casi quasi il disprezzo per la condizione e l’essere di un individuo. Nulla di più lontano dal significato che la tradizione islamica assegna a questo sentimento. La “pietas”, nell’Islam, caratterizza un individuo per la sua totale devozione ad Allah, per il suo completo abbandono in Lui e per la fede incondizionata che guida ogni passo della sua vita sia fausto che infausto. Per questo il Cavaliere si affida completamente alla misericordia e compassione di Allah certo che mai gli verranno negate nella misura in cui a sua volta sarà capace di misericordia e compassione nei confronti del suo prossimo, sia esso parente, straniero, amico o nemico. La assidua ricerca dell’amore compassionevole di Allah e l’immenso conforto che gli deriva da ciò, lo solleva dal grande peso che grava su di lui, debole e caduco, nel praticare senza eccezioni e senza tristezza o rammarico, misericordia e compassione. La fede in Allah lo strappa dalle tenebre del malanimo e lo conduce nel godimento della pura felicità.

IV

E’ vocato a fare il bene e a dire parole buone e gentili a tutti, in particolare ai genitori, ai parenti, agli orfani e ai poveri (Corano: Sura 2 – 83), dona prima ancora che gli venga chiesto perché dona per amore di Allah, i propri beni ai parenti, agli orfani, ai poveri, ai viandanti, ai mendicanti e per il riscatto dei prigionieri (Corano: Sura 2 – 177), senza rinfacciare e senza offendere (Corano: Sura 2 – 262), non come colui che dona i suoi beni per farsi vedere dalla gente (Corano: Sura 2 – 264)

Donare è l’azione che più caratterizza il Cavaliere al suo ritorno nel mondo dopo aver ricevuto la grazia divina al culmine del suo percorso e della sua ricerca iniziatica. Uno di cinque pilastri dell’Islam che rende concreta la sua missione durante la vita terrena. Il donare, il donarsi senza condizioni è sinonimo di Amare e l’Amore incondizionato per il Creatore è la ragione di vita del Cavaliere. L’Amore per Allah lo testimonia praticando costantemente la donazione di sé stessi e di quanto si è ricevuto, in termini di beni materiali, ma anche e specialmente di grazia e visione divina, alle altre creature che ne hanno bisogno. Un Amore incondizionato senza altra aspettativa che quella di godere dell’ ”Amicizia” di Allah il quale gli ha promesso Amore nella stessa misura in cui lui sarà in grado di Amare con delicatezza e rispetto. Nessuna contropartita terrena, nessuna attesa di riconoscenza, nessuna ostentazione, nessuna ricerca di gloria sociale, perché l’Amore è esso stesso gloria quando è espressione dell’intimo, segreto e reciproco rapporto con Allah. Combattere con onore e senza tregua, prima di tutto contro sé stesso e le proprie passioni, per il trionfo dell’Amore nel nome di Allah è la missione primaria del “Cavaliere della Spada Dhu l-fiqar”.

V

Innamorato di Allah 70 volte di più di quanto possa esserlo dei piaceri terreni come le donne, i figli, l’oro, i cavalli di razza, l’arte, la scienza, i piaceri mondani, le nuove tecnologie, la natura stessa. (Corano: Sura 3 – 14)

Il tema dell’Amore, come già accennato, è il tema di fondo di tutto l’agire del Cavaliere, il termine di paragone al quale riporta ogni suo pensiero e azione. Un tema presente nella più genuina tradizione esoterica islamica che ha originato movimenti di pensiero e stili di vita che hanno avuto, e ancora hanno, nel sufismo la loro più nobile espressione. L’Amore cantato in versi dai massimi esponenti di questi movimenti, da Ibn ‘Arabi a Rumi, passando per Hafez e tanti altri che ci hanno permesso di immergerci totalmente nella condizione mentale ed emotiva della “sacra ebbrezza” di cui è inconsapevolmente permeata ogni cosa creata. Allah, nella sua misericordia, ha scelto il Cavaliere per rendere consapevole, nella vita di ogni giorno, ciò che altrimenti sarebbe rimasto per sempre inconsapevole e racchiuso nei segreti della profezia, Un Amore perciò che viene direttamente da Allah e per Suo volere, totalizzante, inebriante, illuminato, illimitato e, specialmente, senza condizioni che il Cavaliere ha il dovere di riversare nel mondo in ogni momento della sua vita permeata senza soluzione di continuità sostenuto dalla pratica silenziosa del “dhikr”, cioè del ricordo di Allah.

VI

Pur tra la gente resta in silenzio, ricordando sempre il Suo nome e innalzando la Sua lode senza sosta. (Corano: Sura 3 – 41)

Il Cavaliere vive tra la gente, non è un eremita pur essendo un mistico forgiato nell’estasi sublime della prossimità all’Essenza. Ha una missione speciale: diffondere nel mondo dell’apparenza e della nebbia, verità e luce. Non lo fa con le parole poiché il silenzio è la sua permanente condizione mentale. Lo fa con il suo modo armonico di vivere e coerente con il dono ricevuto di cui è custode: l’Amore infinito, da cui fa discendere ogni sua azione e comportamento. E’ un esempio per chi non ha la capacità di discernere il bene dal male, il bello dal brutto, solo sostenuto in ogni istante dal ricordo dei Suoi nomi che nell’intimo suo rimbombano come tuoni possenti accompagnati da squarci di luce svelante la Via…e ciò gli basta!

VII

Mantiene gli impegni con tutti senza distinzione di fede, condizione sociale, sesso, per amore di Allah, senza esitazioni e ripudia la frode. (Corano: Sura 3 – 75, 76, 161)

Mantenere gli impegni…impresa ardua per tanti. Mantenerli poi nei confronti di tutti senza alcuna discriminazione sembra quasi un’utopia. Spesso le discriminazioni sono prese a pretesto per mettere a posto la propria coscienza. Il Cavaliere non emargina nessuno. E’ questo uno dei principi assoluti a cui si uniforma: siamo tutti creature di Allah con pari dignità di fronte a Lui, tutti meritevoli di pari Amore e pari sostegno. L’onore è intellettualmente sinonimo di Cavaliere. Non esiste Cavaliere senza onore ed esso si fonda sul mantenimento degli impegni assunti. Si dice infatti “onorare gli impegni” anche se questo può comportare sofferenza fino al sacrificio della propria vita. Ma sacrificare la propria vita per onore significa subire solo la morte materiale mentre si ipoteca la vita immortale per grazia divina. Tenere fede alle promesse fatte con impeto e senza esitazioni eleva il Cavaliere al rango spirituale più alto in quanto emula, senza peraltro mai eguagliarlo, il Generoso. La frode è un ossimoro dell’onore e per questo avulso dalla mentalità e dal comportamento del Cavaliere.

VIII

Promuove e sostiene una comunità di uomini e donne che chiamano al bene, ordinano la giustizia, impediscono l’ingiustizia e si battono per l’uguaglianza tra le creature di Allah. (Corano: Sura 3 – 104, 110, 114)

Il Cavaliere non si estranea dalla vita terrena ma, pur nella sua condizione di mistico isolamento, ha parte attiva nel mondo. Quanto a lui svelato nel suo percorso iniziatico di ascesa deve essere riversato a favore di tutti, impegnandolo in una completa discesa per essere parte integrante della comunità dei credenti. La sua capacità di discernere il bene dal male, acquisita per grazia divina, deve diventare patrimonio di tutti affinché tutti, uomini e donne, in egual misura, ne diventino consapevoli e operino nella società per testimoniare la verità. Il bene e il bello devono essere perseguiti senza sviamento, secondo i principi universali contenuti chiaramente nella profezia di cui il Cavaliere si fa garante. Principi quali l’armonia e la coerenza, la libertà che presuppone l’uguaglianza, la giustizia presidio contro le oppressioni e le sopraffazioni, vanno promossi con perseveranza e tutelati con fermezza e devono diventare bagaglio culturale e giuridico di credenti, Il Cavaliere diventa, per missione divina, la personificazione degli stessi e la guida silenziosa nell’indicare la Via verso l’orizzonte di luce svelato nel Santo Corano.

IX

Combatte l’USURA con tutte le forze e i mezzi messi a sua disposizione da Allah. Dona invece i propri beni nella prosperità e nell’avversità, reprime l’ira e perdona chi lo offende. La dolcezza è il tratto distintivo del suo agire con misericordia (Corano: Sura 3 – 130, 134, 159)

Il donare è l’atto d’amore per eccellenza del Cavaliere nei confronti dell’altro, chiunque esso sia. Un atto concreto che dà prova della sua generosità, oltre che di distacco dai beni materiali che non siano essenziali. Nulla di quanto possediamo proviene da noi stessi, ma ci è donato dal Creatore, e di tutto siamo solo custodi, come di custodia di luce Egli ci ha onorati. Essere capaci di una vita quotidiana fatta di essenzialità è uno tra gli obiettivi più ambiti dal Cavaliere, che perciò si dispone spiritualmente e concretamente alla donazione del superfluo e, a differenza di chi non è un Cavaliere, anche di ciò che superfluo non è. Non si possono possedere due tuniche se il compagno di viaggio è a torso nudo, e se di tunica se ne possiede una sola, la si divide a metà Speculare su ciò che ci  stato generosamente donato senza contropartita alcuna, rappresenta la peggiore delle sciagure per l’anima. La pratica dell’usura, in ogni sua forma e declinazione, senza eccezione o qualsivoglia copertura giuridica, ne è la massima espressione. Il Cavaliere non solo non la pratica, ma la combatte con determinazione, brandendo la sua spada contro sé stesso, a recidere ogni tentazione di ottenere compenso legato al dovere della donazione. Anche in tal senso traccia una via chiara per il prossimo, con dolcezza e amore, senza cadere vittima dell’ira di fronte alle recriminazioni e alle offese di coloro che, ipocritamente, tentano invano di giustificare pratiche usurarie contrarie ai dettami del Santo Corano. La mansuetudine è il tratto distintivo del suo agire che si rimette totalmente alla misericordia di Allah.

X

Rifugge coloro che dicono con la bocca quel che non hanno nel cuore…gli ipocriti sono i suoi peggiori nemici. (Corano: Sura 3 – 167)

Tra i principi universali che regolano l’universo vi è quello dell’Armonia. Tutto è stato creato in maniera armonica e tutto si sviluppa e può vivere solo grazie a questo principio. Non può esserci contraddizione nel creato né nell’uomo, che è la massima espressione del creato, nel quale Allah ha riversato il Suo spirito e l’unica verità possibile. Il Cavaliere è alla continua ricerca di questo spirito e di questa verità e nel farlo scruta dentro se stesso, prima di esplorare l’esterno, per conoscersi a fondo e per prevenire il pericolo di incorrere nella più grande contraddizione: quella tra l’essere e l’apparire. La corrispondenza tra “il monaco” e il suo “abito” è pregiudiziale al fine del compimento della via mistica alla quale si è votato. L ’”ipocrisia spirituale” è il peccato peggiore che un Cavaliere possa commettere, cioè il tradimento mistico. Nelle azioni di tutti i giorni ciò si traduce nel dire con la bocca ciò che non si ha nel cuore, illudendosi così di ingannare Colui che sa leggere nei cuori. Apparire rispettoso dei precetti formali e venire meno consapevolmente agli impegni sostanziali, significa tradire Allah e la Via indicata nel Sacro Corano, significa rinnegare la propria fede e sprofondare nell’”ipocrisia dei comportamenti” che è il peccato peggiore che un essere umano possa commettere.

XI

Cerca i segni nella creazione dei cieli e della terra e nel succedersi del giorno e della notte, in una condizione mentale di costante mediazione che lo aiuta a ricordare Allah in coscienza o incoscienza, seduto, in piedi o coricato. (Corano: Sura 3 – 190, 191)

Il Cavaliere ama lo studio dei fenomeni naturali, ama la scienza, la fisica e le sue leggi, approfondisce l’astronomia, il moto dei pianeti e delle stelle, la matematica e suoi più reconditi intendimenti, in quanto  espressioni della potenza di Allah e del suo Amore, si addentra nei meandri della storia e nelle iperboli filosofiche e teologiche, anche in comunione con altri filosofi e scienziati privilegiati da Allah di superiore intelletto, pur non tutti di fede musulmana. L’ignoranza non appartiene al Cavaliere in quanto più ci si addentra nello studio e nella osservazione delle cose e dei fenomeni, più ci si avvicina alla luce che origina dall’unico Vero e se ne comprende grandezza e indeterminatezza. Allah ci ha donato intelligenza, consapevolezza e discernimento, che ci distinguono dal resto del creato, perché potessimo ricercare e progredire nella conoscenza. Il Cavaliere osserva tali fenomeni alla luce della sua esperienza mistica ed esoterica, da iniziato ai misteri della creazione e della sua intrinseca armonia. Passare dall’ignoranza al sapere, dal sapere al conoscere, dal conoscere allo svelamento, dallo svelamento alla contemplazione dell’Essenza divina, è suo dovere e impegno, avendo tuttavia la certezza di non poter raggiungere questa conoscenza nel suo Assoluto. L’universo fisico lo percepisce nella sua vera natura metafisica, alla luce della fede e della profezia. Per far ciò si pone in una condizione mentale di costante meditazione, sostenuta dal continuo ricordo silenzioso di Allah, in ogni circostanza della vita quotidiana, cosciente o incosciente. La sua ricerca complessa della via che porta ad Allah, fino al limite che Egli ci consente di raggiungere, in termini di conoscenza dell’essenza dell’universo, è senza soluzione di continuità.

XII

Custodisce il deposito Divino e lo restituisce a Colui cui appartiene. Combatte sul sentiero di Allah, contro gli alleati di Satana. La sua spada è pronta a recidere ogni tentazione e ogni insidia, prime fra tutte quelle che alloggiano nel più profondo del proprio animo e si batte per difendere i deboli, le donne, i bambini. (Corano: Sura 4 – 61, 75, 76)

Custode del “deposito Divino” che ha ricevuto in dono da Allah, per mano di Adamo e degli altri Profeti, accettando di  portarne il sublime fardello, ne perpetua nei secoli la testimonianza, di generazione in generazione, di tradizione in tradizione, in quanto custodia del fuoco e non culto delle ceneri. Un fuoco che alimenta ogni giorno, attento che mai si consumi, con nuova sapienza e crescente saggezza, a illuminare e rendere certa la via della Luce, resa oscura dalle tentazioni e le insidie di Satana, confusa tra le tante, proposte dai suoi alleati in terra, che portano nel baratro dei vizi dell’anima e all’idolatria del proprio essere. La Spada del Cavaliere, benedetta da Allah, s’abbatte pesantemente sui più reconditi anfratti dell’anima per estirpare il male, difendere il deposito di verità dai pericoli dell’ipocrisia e del politeismo materialista, che porta al culto di sé stessi. Un evidente e semplice mostrare a chi ha timore di Allah e intende seguire i dettami del Santo Corano,  ai deboli, alle donne, ai bambini, ai viandanti, agli emarginati, in modo che nel Cavaliere possano riporre la speranza di riscatto spirituale e misericordia divina. Il Cavaliere, ha il compito, nel tempo, di rendere il deposito Divino ricevuto, sempre più fedele alla luce, per restituirlo perfetto, nel momento dello svelamento definitivo e totale, alla fine dei tempi. Perciò provvede al suo perpetuarsi, promuovendo gli ideali della Futuwah e dedicandosi alla individuazione e all’iniziazione dei prescelti da Allah per tale missione.

XIII

Aborre la calunnia, la maldicenza, la superbia e la falsa testimonianza davanti ad Allah. (Corano: Sura 4 – 112, 135, 148, 173)

Riuscire a riconoscere dentro di sé il livello di sottomissione alla natura umana, corrotta e resa malata dalla prima ribellione, è fondamentale per l’ascesa del Cavaliere. L’introspezione mediante la meditazione nel ricordo di Allah, è pratica quotidiana che gli consente di individuare le zone oscure o grigie della propria anima e di intraprendere, giorno dopo giorno, una dura Jihad che procuri pulizia e porti chiarezza dentro di se. Il Santo Corano gli è da guida anche in questa dura e determinante battaglia, costante e senza fine, per la sua ascesa verso la Luce, indicando pericoli e insidie lungo la via che porta alla purificazione e sostenuto da fede e grazia Divina. Calunnia, maldicenza, superbia, e falsa testimonianza sono sicuramente tra tali insidie. Riuscire a capire quanto condizionano il suo essere e il suo agire è il primo passo verso la liberazione. Vedere il male dentro sé stesso e riuscire a sconfiggerlo, fidando nella misericordia di Allah, è, per il Cavaliere, precondizione per combattere lo stesso male anche fuori di se, tra la gente, e compiere adeguatamente la sua missione in terra.

XIV

Di fronte alle perfidie di coloro che non credono egli perdona ed è indulgente. E’ pronto a sacrificare la propria vita per l’altro, per una giusta causa, nella certezza che per Allah sarà stato come aver dato la vita per l’intera umanità. Allah lo amerà come lui lo amerà (Corano: Sura 5 – 13, 32, 54)

Il Cavaliere è consapevole del grande conflitto in essere oggi nel mondo: la globalizzazione e l’abbattimento delle grandi distanze hanno reso obsoleti gli antichi parametri geografici che determinavano lotte tra culture e sistemi economici. Oriente ed occidente oggi sono meri riferimenti geografici, permeati entrambi da un deprimente appiattimento ideale e da una pressoché totale e inconsapevole adesione di massa al pensiero unico, portato dalle élite economico/finanziarie. Queste puntano a dominare il mondo, con sistemi neoimperialistici, supportati da una micidiale e martellante propaganda mediatica. L’onda fetida del male avanza su tutto il pianeta senza incontrare più ostacoli ideologici o politici, né la resistenza dei movimenti di popolo che avevano caratterizzato i secoli passati. Un’onda malefica che punta al disfacimento morale in cui tutto, potenzialmente, è consentito alle masse, in termini di piaceri materiali, dove l’ingiustizia assume l’aspetto del bene maggiore individuale da perseguire, e la dissolutezza dei costumi si fa etica sociale predominante. Di fronte a tale prospettiva propugnata dai seguaci del male, l’unico baluardo di salvezza per l’umanità rimane il timore di Dio. Ed è questo il vero ed ultimo nemico da abbattere. Il conflitto allora si configura non più come orizzontale, tra oriente e occidente, ma come verticale, tra il cielo e la terra, tra la realtà metafisica e l’inganno materialistico. Il Cavaliere, in questa guerra epocale, si prepara affilando la sua Spada, con la virtù che gli è propria e che gli deriva dalla tradizione profetica e coranica e dalla ascesa iniziatica: l’Amore. Il Cavaliere ama Allah senza riserve e senza limiti perché ne venga ricambiato in egual misura, e lo ama nel mondo oltre che nel suo intimo, perché il suo Amore divenga testimonianza a costo della propria vita, e infonda nell’umanità la speranza di giustizia. Dispensa amore a tutti senza distinzione, perdonando a coloro che fanno il male, nell’intento di mostrare la giusta via e di comunicare la infinita indulgenza divina. Solo l’Amore senza riserve può contrapporsi al male nel mondo e configgerlo. Anche una sola persona conquistata all’Amore è determinante per la salvezza di tutta l’umanità, senza proclami o invettive. La formazione di una élite dedita all’Amore per Allah, diventa allora il fodero prezioso nel quale custodire la Spada che porta la testimonianza della potenza di Allah, rinforza la certezza nel credente della Sua vittoria finale e riporta nei non credenti la visione di una possibile alternativa a un percorso pieno dei pericoli insiti in un mondo senza Creatore. La Via dell’Amore, rilucente della misericordia e della indulgenza divine, colma di pace, in cui la giustizia ritorna ad avere il suo ruolo di bene assoluto e l’uguaglianza solidale l’obiettivo di ogni comunità terrena.

XV

Mantiene i giuramenti ed anela ad essere il primo tra gli uomini essendone l’ultimo nell’umiltà e nel servizio agli altri. Non si concede superbia (Corano: Sura 5 – 89, 114/Sura 7 – 13)

L’umiltà contrapposta alla superbia, due diverse concezioni dell’essere “primo” tra gli uomini. Il Cavaliere sceglie indubbiamente la prima, certo che nell’umiltà e nell’essere al servizio degli altri risieda il segreto del completamento della sua ascesa al primato davanti ad Allah. L’apparente annullamento dell’io e perciò dell’amor proprio, che ne deriva secondo il comune pensare, è, al contrario, il segno per l’iniziato del compimento del proprio percorso trascendentale di perfezionamento e dell’inizio della sua missione d’amore tra la gente. Il Cavaliere mantiene così il suo “giuramento di ingresso” nell’Ordine “Dhu l-fiqar” rivolto all’Altissimo, quale promessa di tenere fede ad ogni altro giuramento assunto tra gli uomini, solennemente declamata con la Spada “infissa nel cuore”, consapevole che la difesa dell’onore di quella Spada dipende dalla sua capacità di mantenere gli impegni assunti non solo idealmente ma anche e specialmente in concreto, in ogni pensiero ed azione quotidiana.

XVI

Accusato di menzogna ha pazienza contro ogni accusa e persecuzione, confidando in Allah per la vittoria finale. (Corano: Sura 6 – 34)

Ogni accusa di menzogna da parte degli altri deve essere, per il Cavaliere, occasione di accusa contro sé stesso e valutata con pazienza. La menzogna può essere consapevole e voluta, ma può anche presentarsi come un modo per giustificare propri comportamenti non conformi ai dettami coranici. Mentire a se stessi porta ad essere accomodanti, ipocriti, l’esatto contrario del percorso di conoscenza interiore e di ricerca della Via della Verità. Il coraggio della verità sempre e senza compromessi è un valore che il Cavaliere deve perseguire in ogni momento della sua vita sociale e interiore. Ben vengano perciò le accuse esterne e anche le persecuzioni conseguenti, rappresenteranno esercizio spirituale costante per giungere al massimo livello di riconoscimento e annientamento della tentazione di essere indulgenti verso sé stessi. Un risultato finale che si ottiene solo praticando una rigorosa e dolorosa esperienza iniziatica, in costante e silenziosa unione con Allah nel quale deve riporre tutta la propria fede per la vittoria finale contro le tenebre, striscianti, latenti, ingannevoli, ammiccanti e sempre in agguato dentro di noi.

XVII

Difende la terra dalla corruzione avendola Allah creata giusta. perché la terra buona e giusta, come Allah l’ha creata, possa far crescere, col Suo permesso, molte piante e frutti. (Corano: Sura 7 – 56, 58)

Il rispetto della creazione in tutte le sue forme ed espressioni, così come  voluta all’origine da Allah , il riconoscimento della sua armonica funzione di incubatore puro e ideale nel quale innestare il Suo spirito e renderlo evidente attraverso l’uomo, vero capolavoro del creato, il doverlo far progredire secondo il disegno divino, sono impegni imprescindibili dell’essere un Cavaliere. Tutto è stato predisposto per l’umanità, tutta l’umanità, tutto Allah ha posto nella sua disponibilità perché potesse scoprire nel tempo il melograno con i suoi molteplici e prodigiosi grani e potesse servirsene secondo le proprie necessità. Tutto, tranne scellerate opere di corruzione che ne minassero la sua funzione o limitassero la sua accessibilità a tutti. favorendo i pochi. La capacità dell’uomo, per esclusiva volontà divina, grazie al dono dell’intelligenza e all’uso della scienza, di plasmare la natura, non deve prescindere dall’obbligo di garantirne e salvaguardarne la bellezza, indirizzando la ricerca scientifica verso il bene e per combattere il male. Mai Allah permetterebbe all’uomo di distruggere il Suo creato e il senso di giustizia insito in esso. Prima di un evento del genere certamente sarebbe l’uomo a dover soccombere, come ci insegnano i tanti episodi biblici, con la vicenda di Noè in testa, Il Cavaliere è chiamato a difendere il creato favorendo la consapevolezza di tale verità e il discernimento del bene dal male, potere che gli deriva dalla sua vicinanza esoterica alla Verità. Lo fa attraverso il suo insegnamento e le sue azioni, per evitare diseguaglianze nel godimento dei frutti della terra o per scongiurare il superamento dei limiti divini imposti alla scienza, che porterebbero non alla distruzione del creato, evento non nella disponibilità dell’uomo, ma all’ennesima tragedia globale dell’umanità

XVIII

E’ colui che pratica il perdono, ordina il bene, volge le spalle agli ignoranti. (Corano: Sura 7 – 199)

Per “ignoranti” non si intende riferirsi a coloro che non leggono o non studiano perché non hanno possibilità concrete di poterlo fare, o capacità intellettuali per poter comprendere. A costoro, poco dotati di intelligenza o sopraffatti quotidianamente dalla vergognosa diseguaglianza sociale, è dovuta tutta la solidarietà del Cavaliere, che per loro invoca perdono e misericordia. Con loro condivide la propria esperienza iniziatica rendendola semplice e comprensibile nei suoi caratteri essenziali. La missione che lo aspetta al ritorno dal viaggio iniziatico è proprio questa: trasmettere a tutti la verità, volgere l’azione quotidiana al bene, avendone compresa l’essenza, indicare la Via ai più deboli, ai poveri e ai diseredati. “Ignoranti” invece sono coloro che pur potendo leggere o studiare non comprendono, pur scrutando non vedono, ossessionati dall’amor proprio e dal desiderio di potere e dominio che li porta a declinare la Verità secondo la propria convenienza e i propri interessi. Sono coloro che assegnano il primato alle norme scritte dagli uomini, a proprio uso e consumo, piuttosto che all’armonia universale pervasa dall’amore del Creatore e dedicano la propria vita esclusivamente ad accrescere il proprio benessere, sfruttando la loro conoscenza e il loro ruolo sociale, per diffondere falsità e ottenere sottomissione. A costoro, “veri ignoranti”, il Cavaliere volge le spalle, pur non lesinando preghiere e invocazioni all’immensamente Clemente per la loro conversione e salvezza.

XIX

Non ammassa oro e argento senza spenderlo sul sentiero di Allah, a favore della testimonianza di Lui e per i poveri, senza dubbi, titubanze o incertezze. (Corano: Sura 9 – 34, 45)

L’essenzialità è il tratto distintivo del “modus vivendi” del Cavaliere. Affrontare la vita confidando sulla generosità di Allah, così come le altre sue creature confidano nella natura, è un atto di fede incommensurabile. Nessuna incertezza o titubanza ha a tale proposito. Nessun dubbio lo sfiora nella determinazione di restituire ad Allah tutto ciò che gli concede in più al solo fine di testimoniare di Lui, con atti concreti e non solo declamati, a favore dei deboli e dei poveri. Chi ammassa oro e argento, non curandosi dei fratelli che soffrono, chi si ingozza di cibo accanto al fratello che ha fame, chi riempie gli armadi di inutili abiti mentre al fratello è concesso solo un misero straccio, ecco costui è quanto di più lontano esista dall’essenza del Cavaliere. Nessuna via iniziatica gli può essere propria senza un percorso di liberazione dalle futilità materiali, premessa per raggiungere una libertà spirituale che avvicina al Creatore e che ne determina godimento interiore e consapevolezza nell’appartenenza.

XX

Il suo intimo e silenzioso grido di battaglia sarà “Sia gloria a Te, mio Dio”; il suo saluto chiaro sarà “Pace”; la sua battaglia terminerà sussurrando “Sia lode ad Allah, il Signore dei mondi”, in Lui non c’è timore né tristezza (Corano: Sura 10 – 10, 62)

Il Cavaliere non grida in battaglia “a morte i nemici” o “sterminate gli infedeli” o ancora “colpite senza pietà gli innocenti o “distruggete le cose degli altri o della natura”. Non lo fa perché il suo saluto all’umanità e ai mondi è semplicemente ed esclusivamente “pace”, perché non esiste guerra o battaglia contro le altre creature di Allah, che ama e rispetta senza limitazioni. L’unica grande guerra, intima e silenziosa, è contro se stesso, fatta di infinite battaglie quotidiane contro le proprie passioni, per affermare sempre e con determinazione che la gloria spetta solo ad Allah, unico vero creatore verso il quale deve tendere senza paura e con grande gaiezza, pur nelle difficoltà enormi che incontra nel percorso di iniziazione che porta alla purificazione. Al termine della Via l’appagamento sarà totale e le delizie senza fine, sia per i sensi che per lo spirito, in una fusione d’Amore senza pari che lo porterà a declamare all’infinito la lode ad Allah, Signore dei mondi e origine di ogni beatitudine.

XXI

Ha ricevuto da Allah ricchezze che altri non hanno e lui le elargisce a tutti gli altri, liberi o servi, per renderli uguali a lui e possano lodare Allah, unico Dio. (Corano: Sura 16 – 71)

Le ricchezze ricevute dal Cavaliere per privilegio di Allah sono molteplici. La prima e più importante, all’origine del privilegio, l’essere stato scelto, che fa di lui un “eletto”. Nessun percorso iniziatico, per quanto intenso e consapevole, può definire un Cavaliere fuori da questa realtà esoterica, nessuno potrà completare il viaggio verso l’Alto senza questa “elezione” divina. L’ultimo stadio, quello della Luce rivelatrice, a lui solo è riservato. La vicinanza a “tre tiri di arco” ne fanno l’erede predestinato della Profezia, avulso da orpelli materiali e giuridici.
La Verità è l’altra ricchezza parallela donata al Cavaliere che contiene tutte le altre. Lui sa, per grazia e volere di Allah, declinarla e distribuirla, a seguito della sua ridiscesa nel mondo mendace, ai vari livelli di capacità intellettiva degli uomini, siano essi liberi o ingiustamente servi, affinché tutti egualmente possano partecipare dell’essenza divina e abbiano indicata la propria Via verso la Luce, e tutti possano,  allo stesso modo, lodare Allah, unico creatore.
Né oro o argento, né potere o onori, né privilegi o supremazie sociali, né ogni altra vana ricchezza materiale arricchiscono il magro e disadorno fagotto di viaggio che accompagna il Cavaliere nella sua missione terrena, fatta di essenzialità e fede incrollabile nella misericordia e nella provvidenza divina, perché la gloria appartiene solo ad Allah e solo a Lui è dovuta la lode.

XXII

E’ buono con i genitori, li rispetta e li assiste in vecchiaia e se uno di loro o entrambi restano a suo carico non fa pesare le sue difficoltà, non li rimprovera e parla loro con generosità e gentilezza. (Corano: Sura 17 – 23)

Il rispetto per gli altri è essenziale nel comportamento del Cavaliere. L’essere buono con tutti è qualità imprescindibile. L’amore per gli anziani e per i genitori è segno di rispetto per la tradizione e di civiltà che impone l’assistenza agli stessi senza nessuna titubanza e con compassione nel segno della generosità e della gentilezza. I genitori vanno amati e per questo non tollerati ma accuditi senza far loro pesare eventuali difficoltà fisiche o intellettive. La saggezza che deriva dall’esperienza di vita va assolutamente valorizzata e mai essi devono essere considerati dei pesi ma piuttosto delle opportunità. Il loro accompagnamento verso la fine della vita e il ritorno al Creatore deve essere un impegno dotato di sentimenti positivi e nessun sentimento di fastidio. Siano messaggeri di fede nel loro meraviglioso viaggio verso l’infinito.

XXIII

Non è eccessivo o intemperante nelle sue azioni o parole ma in grado di moderare i propri pensieri e il proprio modo di comportarsi, dà il giusto nella elemosina e non oltrepassa la misura nel mangiare e nel bere. (Corano: Sura 18 – 28 / Sura 6 – 141 / Sura 7 – 31)

Il Cavaliere è un cultore dello Yoga islamico Le rigorose discipline di meditazione interiore di tale pratica, tra cui l’ “invocazione silenziosa”, la consapevolezza dei “centri sottili”, le contemplazioni di realtà metafisiche sempre più elevate, il controllo delle proprie emozioni anche attraverso le tecniche di respirazione, ed altre, lo aiutano a tenere un atteggiamento moderato sia nel suo modo di esprimersi che nel suo modo di fare. Ciò lo porta a valutare le varie situazioni con ponderatezza e meditazione evitando eccessi o intemperanze che tanto sono biasimate nel Santo Corano, e questo sia nel suo porsi mentalmente e spiritualmente nel rapporto con il Creatore, che nel rapporto con le cose create. Non si esalta per la vicinanza ad Allah poiché essa è dovuta solo alla Sua clemenza e alla Sua volontà,  né si perde in perenne contemplazione dovendo onorare la sua missione nel mondo. Non si perde altrettanto nel godimento smodato dei doni materiali avuti da Allah, perciò non esagera nel mangiare o nel bere e non eccede neppure nelle opere di bene, come l’elemosina, per pura ambizione di sentirsi un santo a costo di inutili e dannose privazioni personali. E ciò pur nel rispetto del principio che nessuno, che egli incontrerà sulla sua via, debba avere un granello di bene in meno di quanto da lui posseduto.

XXIV

Custodisce la castità e rifugge l’atto sessuale illecito e l’adulterio (Corano: Sura 23 – 5/ Sura 24- 2). Rifugge i rapporti carnali tranne che con il proprio coniuge al quale offre amore e fedeltà (Corano: Sura 70 – 29, 30)

Sublime è il rapporto tra Il Cavaliere e il proprio coniuge. Se rispetto da parte sua è dovuto ai genitori, al coniuge è dovuto anche amore e fedeltà. Il Cavaliere, donna o uomo che sia, si rapporta al proprio coniuge in una relazione di parità, di libertà di scelta giorno dopo giorno, di condivisione costante della propria guerra interiore e delle incombenze materiali. I rapporti sessuali tra loro sono intensi e reciprocamente soddisfacenti, in egual misura e con grande attenzione l’uno per le esigenze dell’altro. Mai consente a se stesso di considerare l’altro puro oggetto di piacere carnale, sottomesso e servile. In particolare i’uomo Cavaliere, storicamente, ha una venerazione e devozione per la sua donna e per le donne in genere, essendo esse più soggette ad aggressione fisica e psicologica, o da turpe e ingiustificata discriminazione sociale da parte di una società tutt’ora maschilista e non coerente con i precetti coranici. Le  sostiene perciò fino al raggiungimento della completa parità e dignità, in ogni campo della vita terrena, come le difende nella ricerca sulla Via dell’Amore. Pari sono davanti al Creatore, pur nella loro stupenda diversità, che Egli in sé include non essendo né uomo né donna. Il Cavaliere si impegna a fondo in tale missione e per questo rifugge l’atto sessuale violento, illecito e l’adulterio. L’atto sessuale è per lui l’estrema testimonianza di gratitudine al Creatore che dona piacere terreno, attraverso il quale si rinnova la vita, quale indizio dell’ineffabile piacere supremo che ci attende al suo cospetto, che è generatore di nuova vita universale.  Lo considera perciò un atto sacro, armonioso e libero, nel quale si identifica l’uguaglianza dei generi umani e si perpetua l’intimo innamoramento tra Allah e la Sua creatura più straordinaria, che non contempla tradimenti o viltà.

XXV

Non entra nelle case altrui senza permesso e senza salutare le persone di casa, nel nome di Allah, e se viene invitato ad andarsene lo fa senza titubare o offendersi. (Corano: Sura 24 – 27, 28)

La prepotenza è uno dei mali più grandi che affligge l’umanità da sempre. Il prepotente non si accontenta mai di ciò che già possiede ed è avido del poco che hanno gli altri. Non agisce per favorire il benessere di tutti ma per accrescere le proprie ricchezze che gli consentono di avere potere e privilegi. E’ il male che provoca guerre e oppressione, è il virus che invade e colonizza senza essere stato invitato e divora le risorse altrui, è il demonio che ti entra nell’anima e te la infetta senza più volerla liberare. Contro la prepotenza opera il Cavaliere con animo gentile e generoso. Entra nelle case altrui solo se invitato dicendo “pace nel nome di Allah”. Nessuna parola predicatoria, nessuna pretesa di ascolto o di qualsivoglia prebenda, solo libera condivisione nella comune ricerca, se e fin quando questa è richiesta quale dono divino. Il rifiuto di così grande dono non è per il Cavaliere causa di ira  e nessun imbarazzo lo coglie nell’abbandonare la casa del rigetto.

XXVI

E’ colui che concede l’emancipazione ai servi che lo richiedono accordando loro, per libera carità, parte di propri beni e, di conseguenza, evita di averne degli altri perché non condivide sottomissione e sfruttamento. (Corano: Sura 24 – 33)

L’eguaglianza è uno dei principi cardine che guida la Via del Cavaliere. Eguaglianza non significa che tutti gli uomini sono egualmente dotati dal punto di vista fisico e intellettivo, né che tutti abbiano lo stesso ruolo e la stessa missione sulla terra. Eguaglianza sta per pari dignità di fronte al Creatore, da cui consegue pari dignità morale e sostanziale nella comunità terrena. Allah ama tutte le Sue creature allo stesso modo, pur avendo ordinato un diverso disegno per ciascun uomo o donna o altra creatura. Le ama in origine, confermando poi il proprio Amore nel tempo non in funzione delle doti naturali di cui godono individualmente per Sua grazia, ma in funzione della corrispondenza amorosa di cui sono capaci, secondo la propria dote. Il Cavaliere perciò non ha servi, ancor meno schiavi, perché Allah non ha creato niente e nessuno per vivere in condizione servile. Non approva sottomissione e sfruttamento mai e senza alcuna eccezione, perché Allah, nella Sua misericordia, ci ha creati liberi e uguali. Siamo tutti e allo stesso modo sottomessi esclusivamente alla Sua volontà. Ogni altra servitù tra uomini, comunità, popoli, è considerata dal Cavaliere usurpazione di prerogativa Divina e perciò negazione della Unicità di Allah e gravissima blasfemia.

XXVII

Ascolta il suo Signore e ubbidisce a Lui e al Suo messaggero, lampada scintillante a cui si accosta e da cui è illuminato e ispirato, essendo poi di esempio per gli altri. (Corano: Sura 24 – 51, 54 / Sura 25 – 74 / Sura 33 – 46)

L’ascolto è un esercizio tra i più proficui per il Cavaliere. Il silenzio e la meditazione consentono una connessione profonda con l’universo e il suo Creatore, attraverso il suo perenne viaggio iniziatico. Essere ammesso ad ascoltare la ineffabile voce dell’Infinito gli permette di superare le barriere della materia e di accostarsi spiritualmente alla Luce scintillante, privilegio senza pari, per ottenerne ispirazione e illuminazione. La chiarezza del messaggio profetico gli si offre in tutta la Sua Maestà e gli dona consapevolezza e contezza della sua missione e degli obblighi a cui anela sottomettersi per affermare e testimoniare l’immenso Amore di Allah, che tutto ha generato. In sé racchiude la potenza di tale messaggio e se ne fa portatore e dispensatore nel mondo con il suo esempio e con infinità generosità.

XXVIII

Ama il prossimo incondizionatamente per amore di Allah e null’altra ricompensa Gli chiede, essendone ricambiato con amore accresciuto. (Corano: Sura 42 – 23)

Tutta l’esistenza del Cavaliere è impregnata d’Amore, impregnata di Allah, perché Allah è l’Amore. Non vi è ricompensa maggiore dell’essere travolto dall’Amore. L’innamoramento è un processo dettato dalla conoscenza, più lui va in alto nel Viaggio iniziatico, più si accosta al Creatore, più potente diviene l’onda che lo avviluppa, fino al completo annientamento in essa dei sensi e dello spirito. L’innamoramento diventa però Amore solo in basso, tra i fratelli. Più si trasferisce questo Amore al prossimo più se ne riceve da Allah, in un continuo scambio di beatitudine che porterà, in fine, al godimento estremo e all’armonia completa. Quale ricompensa maggiore per il Cavaliere? Mai potrà barattare tanto appagamento, che procura felicità vera e costante, con il più grande piacere terreno che può solo produrre felicità illusoria e momentanea.

XXIX

E’ colui che mai lo coglie la disperazione, neanche quando l’arsura sembra ormai distruggere l’anima e il corpo certo, da uomo di fede, che Allah, nella Sua infinita misericordia, farà scendere l’acqua che rigenera. (Corano: Sura 42 – 28)

Chi ama veramente non abbandona mai l‘amato. Il Cavaliere è l’amato da Allah, quale avversità lo potrà mai scalfire? Chi o cosa potrà mai competere con l’infinita potenza protettrice di Allah? Qualunque fatto o avvenimento, buono o cattivo, dovesse incrociare la santa Via del Cavaliere è sempre sottoposto alla volontà di Allah. Chiunque ha fede nella misericordia divina non avrà mai paura del suo percorso in terra, mai gli mancherà l’acqua che rigenera. Il Cavaliere non solo ha fede nella misericordia divina ma è certo dell’Amore che lo unisce indissolubilmente al Creatore che ne determina il meraviglioso destino, a cui nessuna arsura potrà mai nuocere.

XXX

Perdona chi gli procura un’ingiustizia e cerca di mettere pace tra sé e chi è ingiusto con lui, con pazienza. (Corano: Sura 42 – 40, 43)

Il perdono per il Cavaliere è il dovere che dà un senso al suo continuo rivolgersi ad Allah il “Clemente, il Misericordioso”. E’ un riempire di amore vero i due Nomi eccellenti nell’invocare per se il perdono di Allah che ha motivo di accordarglielo nella stessa misura in cui egli è disposto ad accordarlo agli altri. Non possono perciò avere dimora nel cuore del Cavaliere sentimenti satanici quali l’odio, il rancore, la vendetta. L’amore, sempre e comunque, è il flusso impalpabile ma immensamente ristoratore, essenza divina, che a tutto dà un senso, che tutto trasmuta in sublime godimento per colui che pazientemente lo ha cercato, sopprimendo l’istintivo e bestiale impulso di augurare e procurare il male. L’amore è serenità e pace, quella stessa pace che il Cavaliere deve praticare sempre con se stesso e con gli altri, ancorché attori ingiusti nei suoi confronti. La pace che continuamente offriamo a parole nel saluto che caratterizza i credenti tutti “Che la pace, la misericordia e le benedizioni siano con te”, portando la mano destra sul cuore, deve trasformarsi in offerta d’amore reale e concreta, scevra da ogni ipocrisia. Il Cavaliere si esercita in ogni momento della sua giornata in tale pratica, fino a renderla naturale e automatica, abbattendo così la barriera del male nel proprio intimo, e ottenendone in cambio il dono della libertà dell’anima, che rende possibile la fusione nella creazione.

XXXI

Verifica sempre le notizie e i pettegolezzi che gli vengono riportati affinché, per ignoranza dei fatti veri non porti offesa ad alcuno, dovendosene poi pentire. (Corano: Sura 49 – 6)

Il Cavaliere non emette mai sentenze. Egli non emette mai giudizi poiché il giudizio spetta ad Allah. Non insegue pettegolezzi né rincorre notizie, perché non fanno parte della sua missione. La compassione lo accompagna sempre nel rapportarsi col prossimo, attento a comprendere, a sostenere, a perdonare, in definitiva ad amare…sempre, premessa questa che lo aiuta a evitare ignoranza e offese. Si pente sempre e comunque per non aver fatto, forse, abbastanza per gli altri, trattenendo qualcosa per sé che non fosse effettivamente essenziale, sia in beni materiali che in sentimenti positivi, in definitiva di non aver amato abbastanza.

XXXII

Non deride mai nessuno, sia esso uomo o donna, non calunnia e non si rivolge a loro con atteggiamento o parole ingiuriose. Non fa troppe congetture sugli altri, né spia o mormora contro di loro in loro assenza. (Corano: Sura 49 – 11, 12)

Gentilezza, ascolto, tolleranza, comprensione, pazienza, misericordia, compassione sono i sentimenti del Cavaliere nei confronti degli altri. Il suo pensiero è rivolto sempre ad Allah, ogni sua azione e parola è rivolta ad Allah. Non potrebbe mai proferire parole ingiuriose al Signore dei mondi e alle Sue creature, né disseminare calunnia o maldicenza su di Lui. Il Cavaliere vede negli altri il riflesso di Allah, siano essi giusti o ingiusti, onesti o disonesti, credenti o non credenti, saggi o ignoranti, sinceri o ipocriti, maschi o femmine. E’ “tornato sulla terra” per questo, mentre il giudizio appartiene solo di Allah e Lui decide come vuole. La missione del Cavaliere è cercare la Via per sé, in silenzio e in ascolto, seminando buon esempio di vita concreta per gli altri, perché anch’essi possano avere la possibilità di cercare quella stessa Luce che gli è stata donata nel punto più alto della sua ascesa, che gli consente di comprendere appieno la profezia portata dal Santo Corano.

XXXIII

E’ colui che dice solo ciò che fa, e che è sincero nelle parole e nelle intenzioni. (Corano: Sura 61 – 2, 3)

Il Santo Corano ripropone spesso la condanna netta e assoluta dell’ipocrisia, una delle peggiori piaghe che deturpa corpo e anima dell’umanità e anche della comunità musulmana. Inutile esercizio teso all’inganno per procurarsi un qualsivoglia vantaggio. Inutile perché Allah legge sulla bocca ma anche e specialmente nei cuori. Il Cavaliere parla l’essenziale, non dà lezioni a nessuno, dirige ogni sua intenzione al Creatore e perciò non può essere ingannevole. Il suo agire è coerente con il suo costante rapporto con Lui e si spende solo, con sincerità e nel più assoluto silenzio, in opere di bene mai declamate, per il solo Amore per Allah.

XXXIV

Nel giorno dell’adunanza del venerdì, quando ode l’appello alla preghiera, accorre al ricordo del nome di Allah, lasciando ogni altra occupazione e dopo la preghiera non lo distrae dal ricordo del nome di Allah nessun commercio, nessun divertimento, né le ricchezze né figli. (Corano: Sura 62 – 9/Sura 63 -9)

La preghiera è uno dei pilastri dell’Islam. Il Cavaliere è in costante preghiera e lode ad Allah. Le cinque preghiere prescritte sono per lui un atto di partecipazione al rituale comunitario, senza soluzione di continuità nella sua perenne condizione di “ricordo del nome di Allah”. Non esiste al mondo nessuna circostanza in grado di distrarlo da tale condizione. L’esercizio iniziatico del Dhikr silenzioso, diventato pelle sul corpo e fusione nello spirito, lo rende, in ogni momento della vita, immune dalle distrazioni e le preghiere rituali ne consolidano comunitariamente forma e sostanza.

XXXV

Non si infastidisce se un uomo umile lo cerca, né gli volta le spalle se volesse ascoltare e chiedere con zelo e timore. Né dà credito, premura e preferenza al ricco e potente sapendo in partenza che non avrà timore di Allah. (Corano: Sura 80 – 1/10)

Elargire i doni ricevuti implica per il Cavaliere una disponibilità all’ascolto di quanti cercano in lui risposte. Vive in verità e opera in umiltà e onora il suo privilegio con l’esempio. Parla solo quando gli viene chiesto e in questo non ha preferenze di interlocutore. Il suo animo è aperto a tutti, i suoi occhi non si chiudono per nessuno, il suo cuore è colmo d’Amore che a tutti dispensa in egual misura. A chi lo cerca con zelo e timore e con animo puro apre il suo mondo con gioia e pazienza, sia ricco e potente o povero e umile, perché tutti sono uguali davanti ad Allah a cui solo spetta il Giudizio finale. Sta davanti a loro allo stesso modo e senza preferenze, né porta premura per il ricco e potente a ragione della sua posizione sociale. Anche a costui pone attenzione, pur sapendo che vive nell’ipocrisia e non teme Allah, deridendo il Creatore e considerando sé stesso dio, perché non possa mai dire che è stato a lui negato l’Amore ma, al contrario, sia evidente il suo rifiuto, causa unica della sua perdizione.

XXXVI

E’ contro chi froda, esigendo dagli altri il giusto ma non corrispondendo altrettanto quando ad esigere sono gli altri. (Corano: Sura 83 – 1, 2, 3)

La frode è espressione di egoismo e cattiveria, l’esatto contrario dell’indole del Cavaliere, buona, altruista e generosa. Non tollerata dallo Stato ma neanche dal comune senso di giustizia. Nessuno può accampare diritti sugli altri se egli stesso non rispetta i diritti altrui. La reciprocità nei rapporti civili è fondamento di qualsiasi società. La giustizia perciò è promossa dal Cavaliere nella società, ma la sopporta se viene messa in atto verso la sua persona, reagisce con la generosità, il perdono e la pazienza e restituisce Amore e tolleranza come esempio di vita che porta al Paradiso, perché tutti possano vedere la giusta Via.

XXXVII

Non ha paura di avventurarsi nel bene anche se è faticoso, affrancare un debitore in difficoltà, nutrire orfani e parenti estenuati dalla fame, sostenere poveri. Egli è un eletto che sta tra i credenti in forza di una nuova solidarietà basata sull’eguaglianza di tutti gli uomini di fronte ad Allah, al di là dei legami di sangue o di casta, raccomandandosi a vicenda pazienza e compassione. (Corano: Sura 90 – 11/18)

La Via è indubbiamente molto stretta e faticosa. Il Cavaliere la percorre senza paura confidando nella clemenza di Allah, per tutte quelle volte che inciamperà, involontariamente, in insidie e  trappole disseminate dal male sul suo sentiero, o consapevolmente darà a spazio  e tempo a rilassatezza e autocommiserazione. La Via dell’amore, però, solo apparentemente è dolorosa perché il Cavaliere percepisce, ad ogni ostacolo e difficoltà, l’intimo piacere che invece lo pervade nell’Amare, e  l’insopportabile fastidio che gli procurano cadute e rilassatezza. Affrancare un debitore in difficoltà, nutrire orfani e parenti estenuati dalla fame, sostenere poveri, perdonare chi ci offende, aver pazienza con gli ignoranti, usare gentilezza con tutti, può sembrare insoddisfacente e ingiusto agli occhi dell’uomo comune, ma lui è un Eletto che sta tra i credenti in forza di una nuova solidarietà basata sull’eguaglianza di tutti gli uomini di fronte ad Allah, al di là dei legami di sangue o di casta. La compassione lo accompagna per ogni miglio terreno che percorre come Allah ha avuto compassione per lui durante il suo viaggio iniziatico che lo ha condotto all’Amore e al godimento dei suoi frutti.

XXXVIII

E’ stato destinatario di doni da Allah: era orfano ed è stato accolto, era perduto ed è stato guidato, era povero ed è stato arricchito. Perciò non opprime l’orfano, e non allontana il disperso. (Corano: Sura 93 – 5/10)

Il Cavaliere è adorno dei doni di Allah, li ha ricevuti esclusivamente per Sua Grazia. Di essi continua ad adornarsi lungo tutta la Via, mai pensando che gli appartengono definitivamente. Gli sono stati concessi perché a sua volta li doni a chi non ha: l’accoglienza all’orfano, al diseredato e allo straniero. la Luce a chi è precipitato nelle tenebre, la speranza che rende ricchi a chi langue nella povertà di spirito, l’Amore a chi vive nel disprezzo, nell’odio e nell’indifferenza. Ha ricevuto la vita terrena da dedicare al bene dell’umanità, fin quando il Creatore non lo chiamerà a Se per concedergli l’ultimo, incomparabile dono: il ricongiungimento.

XXXIX

Il Generoso gli ha dato la scienza segreta, insegnandogli quello che non sapeva e regalandogli l’intelligenza per continuare a comprendere. Non è presuntuoso pensando di bastare a se stesso grazie alla scienza e all’intelligenza che gli è stata donata e che al Generoso ritornerà. Egli è stato creato per conoscere e adorare il Creatore (Sura 18 – 65 / Sura 96 – 3/8 / Sura 51 – 56)

Il privilegio del Cavaliere è quello di essere stato scelto prima ancora di nascere per una missione speciale: testimoniare nel mondo fisico e fallace l’esistenza del metafisico vero e reale. La conoscenza è il buono da ricercare, l’ignoranza è il cattivo da evitare. La conoscenza presuppone la ricerca, e la scienza e lo studio sono gli strumenti per ottenerla attraverso l’osservazione della natura e della sua bellezza in tutte le sue forme. Più si cerca e si conosce più ci si rende conto dell’immensità del Creatore. Una nuova scoperta apre mondi ancora più grandi come un sasso gettato in acqua che produce all’infinito cerchi sempre più grandi. Più si ricerca e scopre più ci si rende conto della finitezza dell’uomo e dell’infinitezza di Allah.
Allah ci ha lasciato l’intelligenza che ci distingue dal resto del creato perché potessimo ricercare e progredire nella conoscenza. Questo fa conseguire il fatto che progredendo cambia la condizione mentale dell’uomo che corrisponde ad altrettanto cambiamento del mondo e della percezione dei suoi fenomeni e valori. Cambiano perciò i comportamenti umani e la percezione del buono e del cattivo nel tempo man mano che cresce la conoscenza e la consapevolezza. Ciò che poteva essere buono 1000/2000 anni fa può mutarsi in cattivo e viceversa mutando le condizioni cognitive derivanti dalla ricerca della Via che porta ad Allah e da quanto Egli ci consente di raggiungere in termini di conoscenza dell’essenza dell’universo. Il Cavaliere è un campione di intelligenza e conoscenza.
Tutto ciò che è stato creato e bello e buono provenendo da Allah. L’uomo caduto in peccato e ridotto alla condizione primordiale di animale privato della conoscenza, fa delle cose create cose cattive. Allah ha creato l’uomo e la donna nudi, ma l’uomo ha reso il nudo brutto e cattivo e quindi ha cercato di coprire le nudità. Quanto più ci avviciniamo al nudo, senza considerarlo brutto e cattivo e causa di perversi pensieri ed azioni, tanto più ci avviciniamo al Creatore. Il Cavaliere è colui che denuda. La bellezza e tutte le forme in cui si estrinseca, sia naturali che prodotte dell’uomo, e tra esse l’arte in tutte le sue forma e la scienza, sono tali per volontà di Allah essendo state donate da Lui all’uomo perché vedesse e cercasse, tramite esse, la conoscenza e perciò la verità. Verità che però è irraggiungibile fino allo svelamento finale. Esse ci pongono sempre ed in tutti i tempi nella condizione di cercatori. Il cercare è personale e ognuno deve trovare la sua strada fatta di spiritualità ma anche di percezione del creato senza il quale difficilmente può essere apprezzata la grandezza di Allah infinita e irraggiungibile. Il Cavaliere è il cercatore per eccellenza e riferimento ed esempio per chi vuole cercare.
Il compito del Cavaliere, nella sua continua ed infinita ricerca della conoscenza e della verità, è quello di ricondurre sé stesso,  la natura, il mondo e lo spirito alla bellezza e alla bontà di cui Allah li aveva dotati all’origine con la Creazione. Tutto ciò che è contrario a questo e che allontana dalla condizione originale della Creazione, dalla sua perfezione e dalla sua armonia, è contro la volontà di Allah e perciò brutto e cattivo.
Il Cavaliere ha il dono dello svelamento della verità fino all’ultimo livello di ascesa nel viaggio iniziatico ed è depositario della scienza segreta, grazie alla quale illumina la Via dell’umanità e traduce in comportamenti di vita concreti i santi precetti del Corano, fino alla piena compiutezza della Profezia.

XL

Si rifugia nel Signore degli uomini, il Re degli uomini, il Creatore degli uomini, che lo difende dal male, e in Lui confida. (Corano: Sura 114). Egli, Allah, è uno, l’eterno, che non ha generato, non è generato, non c’è nessuno pari suo. (Corano: Sura 112)

La preghiera del Cavaliere

(Da recitare alla fine di ogni preghiera rituale)

Nel nome di Allah il Clemente e il Misericordioso, mi impegno a rispettare i dettami del Santo Corano e il Codice del Cavaliere dell’Ordine “Dhu l-fiqar”. Prego Allah che mi dia la forza e il coraggio per essere fedele a questo impegno e imploro il Suo perdono per quanto non riuscirò a fare per la Sua gloria.

Sia Gloria al mio Re Onnipotente. A Lui chiedo aiuto perché mi guidi alla vittoria finale! Pace e le Sue benedizioni su Muhammad, il Messaggero di Allah e su tutti i devoti Cavalieri dell’Ordine.  Sia lode ad Allah, il Signore dei mondi! O mio Signore, perdonami e abbi misericordia di me!