IL MISTERO DELL'AMORE - jayyd news

IL MISTERO DELL’AMORE

Marta Irene Franceschini

Dicono i sufi: “Sharia mohabbat hae”, letteralmente “l’Amore è la Sharia”. Può sembrare un’affermazione semplice e banale, ma in realtà è un concetto profondamente rivoluzionario. E soprattutto universale.

Tutte le religioni, infatti, “legano” (come detta l’etimo) i propri devoti al rispetto delle leggi che ne definiscono il culto. I dogmi, ovvero quei principi fondamentali e inderogabili che le contraddistinguono, differiscono spesso da una fede all’altra e, su certi temi, lo fanno in maniera decisiva.

Si pensi al concetto di trinità del cristianesimo, al divieto iconografico dell’islam, fino a quello nominale dell’ebraismo. Per non parlare delle 33.333 divinità del pantheon induista, o al nirvana del buddhismo: sembrano distanze enormi, incolmabili e definitive.

Eppure, esiste una singola parola capace di comprendere e accomodare qualunque divergenza, qualunque grado o sfumatura di separazione. E quella parola è AMORE. Innanzitutto perché è implicita e determinante in ogni percorso evolutivo, laico o religioso che dir si voglia.

L’eccellenza umana, a qualunque campo si riferisca, porta medaglie d’amore sul petto. Gli esempi non mancano: il buon re, che ama il suo popolo; il buon suddito, che ama il suo re; il buon maestro che ama i suoi studenti e trasmette con amore il suo sapere; i buoni allievi che amano e rispettano i loro buoni maestri; il buon genitore che ama incondizionatamente i propri figli, e i buoni figli che fanno altrettanto con i genitori; eccetera, eccetera.

A maggior ragione la regola vale in campo spirituale: illuminato non è lo yogi che pratica regolarmente le asana o recita mantra per ore, bensì colui o colei la cui pratica si traduce in bontà e tolleranza verso il prossimo. Non è il sacerdote che predica dal pulpito, ma quello che sa accogliere e consolare i bisognosi tra le sue braccia. Non è lo Shaykh con bastone, turbante e barba fluente, col Corano perennemente sulle labbra, ma chi riesce a far nascere un sorriso su labbra piegate dal dolore.

L’elevazione dello spirito si misura nella capacità di dimenticare se stessi a favore degli altri: dare, invece di pretendere, ridimensionare i propri spazi, tempi ed esigenze per accogliere quelli altrui. Gioire del benessere del prossimo, prima che del proprio. Tutti sentimenti che si sperimentano istintivamente e senza nessuno sforzo in ogni forma d’amore “sano”. D’obbligo l’aggiunta di quest’ultimo aggettivo, soprattutto in un’epoca storica in cui il termine “amore” viene spesso usato a sproposito, quando non letteralmente abusato.

Oggi sembra infatti più facile amare le cose delle persone. Si ama, o addirittura si “adora” un’auto, una borsetta, un bicchiere di vino, ma magari non si riesce a voler bene alla moglie o al marito. Oppure si amano i figli, ma solo a patto che corrispondano alle aspettative dei genitori, e questi ultimi, purché restino tranquilli nelle case di riposo. Nelle relazioni affettive spesso l’amore viene confuso col possesso, col bisogno o con l’abitudine. E la sessualità sembra slegata dai sentimenti, come se il corpo fosse un pezzo di carne separato dal cuore.

Insomma, non è sufficiente amare: bisogna anche amare “bene”. E per farlo occorre un lungo e costante lavoro su di sé, un profondo livello di consapevolezza, e tanto coraggio. Eppure, schegge di “amore sano” le incontriamo ad ogni passo: ogni madre che allatta i suoi cuccioli, ogni fiore che sboccia su un ramo, ogni sole che sorge all’orizzonte. Segni d’amore incondizionato che si riflettono nel semplice atto di donarsi, senza volere nulla in cambio.

L’impalcatura strutturale dell’amore sano infatti è costituita proprio dall’economia del dono, dove il compenso è dato esclusivamente dal piacere di donare: è più grande la gioia di regalare una rosa all’amato o all’amata, che quella di possederla. Chiunque sia stato innamorato anche un solo giorno sa di cosa sto parlando.

L’amore dunque ci rende generosi, e questo è già una garanzia di evoluzione. L’amore sano demolisce l’ego, e predispone al dono: fa dimenticare se stessi, in funzione del prossimo. Non esiste felicità maggiore che vedere felice colui o colei che si ama. Il fiore sboccia non per autocompiacimento, ma per donare la sua bellezza all’universo. Il sole sorge non per dimostrare la propria potenza, ma per illuminare e scaldare la terra tutta. L’amante vive per vedere il sorriso sul volto dell’amato/a.

L’amore sembra dunque capace di cancellare la cattiveria e l’egoismo dall’animo umano. Rende tenera e vulnerabile la peggiore delle bestie. Innocuo il più spietato degli assassini. Quando il bene trionfa nel cuore degli uomini e delle donne, infatti è Dio che si manifesta. E’ questo il vero miracolo: ogni respiro d’amore sulla terra è un raggio divino che ci trafigge. L’amore e Dio coincidono, suonano la stessa musica, tingono degli stessi colori il cielo, riempiono l’aria del medesimo profumo. Dio è l’amore e l’amore è Dio. Per questo amare è così bello!

Ma c’è di più. L’amore nullifica ogni dogma, rende superflua ogni regola. Quando il cuore è sintonizzato sull’amore vero è impossibile sbagliare, ferire, trasgredire. Se ciò accade, è perché il sentimento è malato, contraffatto, adulterato: in una parola non è “sano”. Ma se l’azione è generata esclusivamente dall’amore disinteressato, allora si può percorrere qualsiasi cammino spirituale senza nessun timore. Non occorrono più né libri né precetti, né divieti né sanzioni. La madre non ha bisogno dell’orologio per sapere quando allattare suo figlio. Il sole non ha bisogno della sveglia per sorgere, o il fiore del calendario per sbocciare.

Le regole, i dogmi, i divieti sono fatti per chi non sa cos’è l’amore. Ma quando esso regna sul cuore, diventano inutili: non ce n’è più bisogno perché è Dio che comanda, direttamente dall’interno. Fine dei conflitti, delle differenze, delle lotte. Sciolti tutti i nodi, superati gli ostacoli. Il cuore batte nello stesso modo nel petto di un indù, di un musulmano, di un cristiano. Genera la stessa meraviglia, la stessa identica bontà, la medesima gioia. Unisce, non separa. Vince su ogni conflitto.

E’ questa la valenza più misteriosa e stupefacente dell’Amore con la “a” maiuscola, il suo codice di riconoscimento, la sua prova di autenticità: qualunque azione imponga, la trasforma in libera scelta, desiderio ardente, meta prediletta e agognata. Cade completamente ogni concetto di imposizione, di obbligo. L’obbedienza coincide col piacere, e rende liberi.

Amare è la preghiera migliore del credente, l’etica suprema del laico, l’unica vera salvezza di ogni esistenza. L’ultimo degli esseri, campione solo di cadute e fallimenti, se in punto di morte potrà dire “ho amato”, sarà salvo: non avrà vissuto invano. Così come il migliore degli illuminati, se ama più la propria perfezione di colui che gli siede accanto, nutrirà solo il proprio ego, a scapito dello spirito. Quando la Via spirituale diventa idolo, benedetto sia il peccato.

Vale più una particella d’amore
dell’obbedienza di tutti gli uomini sulla terra
e di tutti gli angeli del cielo.

(Hazrat Nizamuddin Awliya)

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