Ordine "Dhu l-fiqar" - jayyd news

Ordine “Dhu l-fiqar”

Tradizione non è culto delle ceneri ma custodia del fuoco
Gustav Mahler

Giampiero Khaled Paladini
Primo Cavaliere

Non c’è spazio per le differenze nel Grande Jihad o nella Futuwah. A Dio piacendo, ogni essere umano, senza discriminazione di genere, di colore, di condizione sociale, può accedere alla ricerca della perfezione interiore e nessun atto di tipo legislativo o socializzazione religiosa può impedire ciò, essendo tutti stati creati in una visione escatologica egalitaria nell’infinita misericordia e giustizia divina.

Codice

I

“Il Cavaliere è testimone che non c’è divinità se non Allah e che Muhammad è il Suo Messaggero. Si prostra in adorazione di Allah, il clemente, il misericordioso, ne pronuncia e loda i nomi in ogni momento e ne chiede l’aiuto per percorrere la diritta via di quelli pieni della Sua grazia. (Corano: Sura 1)”

Una testimonianza che racchiude in se il più grande dei misteri, il mistero originario e generatore, da cui il Cavaliere trae la luce per illuminare il suo giusto sentiero che altrimenti sarebbe buio, irto di inganni e fuorviante. In essa vi è il più grande addestramento per il Cavaliere: la negazione di tutto quello che non è vero, da cui derivano comportamenti sbagliati, e l’affermazione invece della Verità, da cui derivano  giusti comportamenti, testimoniati in cima dal Suo messaggero Mohammad che, quale Cavaliere supremo del Signore dei mondi, è stato inviato per nobilitarli.
La nobiltà dei comportamenti è l’obiettivo del Cavaliere che si impegna a raggiungere, con l’aiuto di Allah che lo ha scelto e l’esempio del suo messaggero. Un Cavaliere teso senza pausa a combattere la guerra estrema contro se stesso, sostenuto dal ricordo di Allah ad ogni respiro e pensiero (dhikr). La negazione, blandendo la Spada della fede e dell’umiltà, di tutto ciò che non è necessario, è il presupposto per avvicinarsi sempre di più all’Essenza, sulla via dei sette cieli e della contemplazione, intesa come vigile attenzione interiore per poter cogliere la discesa della grazia divina.

II

“Il Cavaliere ha come guida il Corano, ha timore di Allah, crede nel mistero, compie la preghiera, dispensa, senza limiti, quello che a lui è stato donato, crede nella rivelazione profetica da Adamo fino a Muhammad, che Allah li benedica. (Corano: Sura 2 – 2. 3, 4)”

Il Corano, l’unico Libro su cui non vi sono dubbi che contiene il grande mistero della creazione e del Creatore, di Colui che è invisibile e essenza delle cose visibili. Il Cavaliere ne fa la sua guida omnicomprensiva a cui tutto deve essere riportato, lungo la via della Profezia che da Adamo giunge fino a Muhammad. Il suo nobile comportamento è forgiato nella certezza della Profezia più grande che è il Giorno del Giudizio, ne ha timore e si comporta di conseguenza. Il Cavaliere è colui che si oppone a chi crede solo nel mondo materiale, a chi pretende di vivere la vita terrena credendola l’unica realtà e perciò si sente autorizzato a trarne il massimo profitto, comportandosi senza morale, senza etica e ritenendo inesistenti Dio e i principi universali che regolano l’universo, quali l’unicità, l’armonia, la bellezza, l’amore. Principi universali cui vi è l’obbligo divino di fare riferimento nella vita di ogni giorno perseguendo gli ideali di uguaglianza, giustizia, libertà, pace, attraverso la pratica continua della preghiera, del ricordo, della conoscenza, della creatività, con pazienza, saggezza e umiltà. Il Cavaliere fa di questi principi la sua missione sociale difendendo i deboli, sostenendo i poveri e combattendo a favore degli oppressi contro chi non è timorato di Dio.

III

E’ dotato di “pietas” in quanto ha devozione e fede incondizionate per Allah, ne cerca misericordia e compassione per se stesso e le pratica nei confronti degli altri, forgiandosi nella preghiera e nella pazienza che ne rendono sopportabile la gravità (Corano: Sura 2 – 44, 45). Allah è il suo Patrono ed è da Lui tratto dalle tenebre alla Luce (Corano: Sura 2 – 257).

Il sentimento della “pietas” nella società moderna, indica un atteggiamento di commiserazione verso qualcuno che è caduto in disgrazia, in alcuni casi quasi a disprezzare la condizione e l’essere di un individuo. Nulla di più lontano dal significato che la tradizione islamica assegna a questo sentimento. La “pietas”, nell’Islam, caratterizza un individuo per la sua totale devozione ad Allah, per il suo completo abbandono in Lui e per la fede incondizionata che guida ogni passo della sua vita sia fausto che infausto. Per questo il Cavaliere si affida completamente alla misericordia e compassione di Allah certo che mai gli verranno negate nella misura in cui a sua volta sarà capace di misericordia e compassione nei confronti del suo prossimo, sia esso parente, straniero, amico o nemico. La assidua ricerca dell’amore compassionevole di Allah e l’immenso conforto che gli deriva lo solleva dal grande peso che grava su di lui, debole e caduco, nel praticare senza eccezioni e senza tristezza o rammarico, misericordia e compassione. La fede in Allah lo strappa dalle tenebre del malanimo e lo conduce nel godimento della pura felicità.

IV

E’ vocato a fare il bene e a dire parole buone e gentili a tutti, in particolare ai genitori, ai parenti, agli orfani e ai poveri (Corano: Sura 2 – 83), dona prima ancora che gli venga chiesto perché dona per amore di Allah, i propri beni ai parenti, agli orfani, ai poveri, ai viandanti, ai mendicanti e per il riscatto dei prigionieri (Corano: Sura 2 – 177), senza rinfacciare e senza offendere (Corano: Sura 2 – 262), non come colui che dona i suoi beni per farsi vedere dalla gente (Corano: Sura 2 – 264)

Donare è l’azione che più caratterizza il Cavaliere al suo ritorno nel mondo dopo aver ricevuto la grazia divina al culmine del suo percorso e della sua ricerca iniziatica. Uno di cinque pilastri dell’Islam che rende concreta la sua missione durante la vita terrena. Il donare, il donarsi senza condizioni è sinonimo di Amare e l’Amore incondizionato per il Creatore è la ragione di vita del Cavaliere. L’Amore per Allah lo testimonia praticando costantemente la donazione di se stessi e di quanto si è ricevuto, in termini di beni materiali, ma anche e specialmente di grazia e visione divina, alle altre creature che ne hanno bisogno. Un Amore incondizionato senza altra aspettativa che quella di godere dell’ ”Amicizia” di Allah il quale gli ha promesso Amore nella stessa misura in cui lui sarà in grado di Amare con delicatezza e rispetto. Nessuna contropartita terrena, nessuna attesa di riconoscenza, nessuna ostentazione, nessuna ricerca di gloria sociale, perché l’Amore è esso stesso gloria quando è espressione dell’intimo, segreto e reciproco rapporto con Allah. Combattere con onore e senza tregua, prima di tutto contro se stesso e le proprie passioni, per il trionfo dell’Amore nel nome di Allah è la missione primaria del “Cavaliere della Spada Dhu l-fiqar”.

V

Innamorato di Allah 70 volte di più di quanto possa esserlo dei piaceri terreni come le donne, i figli, l’oro, i cavalli di razza, l’arte, la scienza, i piaceri mondani, le nuove tecnologie, la natura stessa. (Corano: Sura 3 – 14)

Il tema dell’Amore, come già accennato, è il tema di fondo di tutto l’agire del Cavaliere, il termine di paragone al quale riporta ogni suo pensiero e azione. Un tema presente nella più genuina tradizione esoterica islamica che ha originato movimenti di pensiero e stili di vita che hanno avuto, e ancora hanno, nel sufismo la loro più nobile espressione. L’Amore cantato in versi dai massimi esponenti di questi movimenti, da Ibn ‘Arabi a Rumi, passando per Hafez e tanti altri che ci hanno permesso di immergerci totalmente nella condizione mentale ed emotiva della “sacra ebbrezza” di cui è inconsapevolmente permeata ogni cosa creata. Allah, nella sua misericordia, ha scelto il Cavaliere per rendere consapevole, nella vita di ogni giorno, ciò che altrimenti sarebbe rimasto per sempre inconsapevole e racchiuso nei segreti della profezia, Un Amore perciò che viene direttamente da Allah e per Suo volere, totalizzante, inebriante, illuminato, illimitato e, specialmente, senza condizioni che il Cavaliere ha il dovere di riversare nel mondo in ogni momento della sua vita permeata senza soluzione di continuità sostenuto dalla pratica silenziosa del “dhikr”, cioè del ricordo di Allah.

VI

Pur tra la gente resta in silenzio, ricordando sempre il Suo nome e innalzando la Sua lode senza sosta. (Corano: Sura 3 – 41)

Il Cavaliere vive tra la gente, non è un eremita pur essendo un mistico forgiato nell’estasi sublime della prossimità all’Essenza. Ha una missione speciale: diffondere nel mondo dell’apparenza e della nebbia, verità e luce. Non lo fa con le parole poiché il silenzio è la sua permanente condizione mentale. Lo fa con il suo modo armonico di vivere e coerente con il dono ricevuto di cui è custode: l’Amore infinito, da cui fa discendere ogni sua azione e comportamento. E’ un esempio per chi non ha la capacità di discernere il bene dal male, il bello dal brutto, solo sostenuto in ogni istante dal ricordo dei Suoi nomi che nell’intimo suo rimbombano come tuoni possenti accompagnati da squarci di luce svelante la Via…e ciò gli basta!

VII

Mantiene gli impegni con tutti senza distinzione di fede, condizione sociale, sesso per amore di Allah e senza esitazioni e ripudia la frode. (Corano: Sura 3 – 75, 76, 161)

Mantenere gli impegni…impresa ardua per tanti. Mantenerli poi nei confronti di tutti senza alcuna discriminazione sembra quasi un’utopia. Spesso le discriminazioni sono prese a pretesto per mettere a posto la propria coscienza. Il Cavaliere non emargina nessuno. E’ questo uno dei principi assoluti a cui si uniforma: siamo tutti creature di Allah con pari dignità di fronte a Lui, tutti meritevoli di pari Amore e pari sostegno. L’onore è intellettualmente sinonimo di Cavaliere. Non esiste Cavaliere senza onore ed esso si fonda sul mantenimento degli impegni assunti. Si dice infatti “onorare gli impegni” anche se questo può comportare sofferenza fino al sacrificio della propria vita. Ma sacrificare la propria vita per onore significa subire solo la morte materiale mentre si ipoteca la vita immortale per grazia divina. Tenere fede alle promesse fatte con impeto e senza esitazioni eleva il Cavaliere al rango spirituale più alto in quanto emula, senza peraltro mai eguagliarlo, il Generoso. La frode è un ossimoro dell’onore e per questo avulso dalla mentalità e dal comportamento del Cavaliere.

VIII

Promuove e sostiene una comunità di uomini e donne che chiamano al bene, ordinano la giustizia, impediscono l’ingiustizia e si battono per l’uguaglianza tra le creature di Allah. (Corano: Sura 3 – 104, 110, 114)

Il Cavaliere non si estranea dalla vita terrena ma, pur nella sua condizione di mistico isolamento, ha parte attiva nel mondo. Quanto a lui svelato nel suo percorso iniziatico di ascesa deve essere riversato a favore di tutti, impegnandolo in una completa discesa per essere parte integrante della comunità dei credenti. La sua capacità di discernere il bene dal male, acquisita per grazia divina, deve diventare patrimonio di tutti affinché tutti, uomini e donne, in egual misura, ne diventino consapevoli e operino nella società per testimoniare la verità. Il bene e il bello devono essere perseguiti senza sviamento, secondo i principi universali contenuti chiaramente nella profezia di cui il Cavaliere si fa garante. Principi quali l’armonia e la coerenza, la libertà che presuppone l’uguaglianza, la giustizia presidio contro le oppressioni e le sopraffazioni, vanno promossi con perseveranza e tutelati con fermezza e devono diventare bagaglio culturale e giuridico di credenti, Il Cavaliere diventa, per missione divina, la personificazione degli stessi e la guida silenziosa nell’indicare la Via verso l’orizzonte di luce svelato nel Santo Corano.

IX

Combatte l’USURA con tutte le forze e i mezzi messi a sua disposizione da Allah. Dona invece i propri beni nella prosperità e nell’avversità, reprime l’ira e perdona chi lo offende. La dolcezza è il tratto distintivo del suo agire con misericordia (Corano: Sura 3 – 130, 134, 159)

Il donare è l’atto d’amore per eccellenza del Cavaliere nei confronti dell’altro, chiunque esso sia. Un atto concreto che dà prova della sua generosità, oltre che di distacco dai beni materiali che non siano essenziali. Nulla di quanto possediamo proviene da noi stessi, ma ci è donato dal Creatore, e di tutto siamo solo custodi, come di custodia di luce Egli ci ha onorati. Essere capaci di una vita quotidiana fatta di essenzialità è uno tra gli obiettivi più ambiti dal Cavaliere, che perciò si dispone spiritualmente e concretamente alla donazione del superfluo e, a differenza di chi non è un Cavaliere, anche di ciò che superfluo non è. Non si possono possedere due tuniche se il compagno di viaggio è a torso nudo, e se di tunica se ne possiede una sola, la si divide a metà Speculare su ciò che ci  stato generosamente donato senza contropartita alcuna, rappresenta la peggiore delle sciagure per l’anima. La pratica dell’usura, in ogni sua forma e declinazione, senza eccezione o qualsivoglia copertura giuridica, ne è la massima espressione. Il Cavaliere non solo non la pratica, ma la combatte con determinazione, brandendo la sua spada contro se stesso, a recidere ogni tentazione di ottenere compenso legato al dovere della donazione. Anche in tal senso traccia una via chiara per il prossimo, con dolcezza e amore, senza cadere vittima dell’ira di fronte alle recriminazioni e alle offese di coloro che, ipocritamente, tentano invano di giustificare pratiche usurarie contrarie ai dettami del Santo Corano. La mansuetudine è il tratto distintivo del suo agire che si rimette totalmente alla misericordia di Allah.

X

Rifugge coloro che dicono con la bocca quel che non hanno nel cuore…gli ipocriti sono i suoi peggiori nemici. (Corano: Sura 3 – 167)

Tra i principi universali che regolano l’universo vi è quello dell’Armonia. Tutto è stato creato in maniera armonica e tutto si sviluppa e può vivere solo grazie a questo principio. Non può esserci contraddizione nel creato né nell’uomo, che è la massima espressione del creato, nel quale Allah ha riversato il Suo spirito e l’unica verità possibile. Il Cavaliere è alla continua ricerca di questo spirito e di questa verità e nel farlo scruta dentro se stesso, prima di esplorare l’esterno, per conoscersi a fondo e per prevenire il pericolo di incorrere nella più grande contraddizione: quella tra l’essere e l’apparire. La corrispondenza tra “il monaco” e il suo “abito” è pregiudiziale al fine del compimento della via mistica alla quale si è votato. L ’”ipocrisia spirituale” è il peccato peggiore che un Cavaliere possa commettere, cioè il tradimento mistico. Nelle azioni di tutti i giorni ciò si traduce nel dire con la bocca ciò che non si ha nel cuore, illudendosi così di ingannare Colui che sa leggere nei cuori. Apparire rispettoso dei precetti formali e venire meno consapevolmente agli impegni sostanziali, significa tradire Allah e la Via indicata nel Sacro Corano, significa rinnegare la propria fede e sprofondare nell’”ipocrisia dei comportamenti” che è il peccato peggiore che un essere umano possa commettere.

XI

Cerca i segni nella creazione dei cieli e della terra e nel succedersi del giorno e della notte, in una condizione mentale di costante mediazione che lo aiuta a ricordare Allah in coscienza o incoscienza, seduto, in piedi o coricato. (Corano: Sura 3 – 190, 191)

Il Cavaliere ama lo studio dei fenomeni naturali, ama la scienza, la fisica e le sue leggi, approfondisce l’astronomia, il moto dei pianeti e delle stelle, la matematica e suoi più reconditi intendimenti, in quanto  espressioni della potenza di Allah e del suo Amore, si addentra nei meandri della storia e nelle iperboli filosofiche e teologiche, anche in comunione con altri filosofi e scienziati privilegiati da Allah di superiore intelletto, pur non tutti di fede musulmana. L’ignoranza non appartiene al Cavaliere in quanto più ci si addentra nello studio e nella osservazione delle cose e dei fenomeni, più ci si avvicina alla luce che origina dall’unico Vero e se ne comprende grandezza e indeterminatezza. Allah ci ha donato intelligenza, consapevolezza e discernimento, che ci distinguono dal resto del creato, perché potessimo ricercare e progredire nella conoscenza. Il Cavaliere osserva tali fenomeni alla luce della sua esperienza mistica ed esoterica, da iniziato ai misteri della creazione e della sua intrinseca armonia. Passare dall’ignoranza al sapere, dal sapere al conoscere, dal conoscere allo svelamento, dallo svelamento alla contemplazione dell’Essenza divina, è suo dovere e impegno, avendo tuttavia la certezza di non poter raggiungere questa conoscenza nel suo Assoluto. L’universo fisico lo percepisce nella sua vera natura metafisica, alla luce della fede e della profezia. Per far ciò si pone in una condizione mentale di costante meditazione, sostenuta dal continuo ricordo silenzioso di Allah, in ogni circostanza della vita quotidiana, cosciente o incosciente. La sua ricerca complessa della via che porta ad Allah, fino al limite che Egli ci consente di raggiungere, in termini di conoscenza dell’essenza dell’universo, è senza soluzione di continuità.

XII

Custodisce il deposito Divino e lo restituisce a Colui cui appartiene. Combatte sul sentiero di Allah, contro gli alleati di Satana. La sua spada è pronta a recidere ogni sua tentazione e ogni sua insidia, prima fra tutte quelle che alloggiano nel più profondo del proprio animo e per difendere i deboli, le donne, i bambini. (Corano: Sura 4 – 61, 75, 76)

Custode del “deposito Divino” che ha ricevuto in dono da Allah, per mano di Adamo e degli altri Profeti, accettando di  portarne il sublime fardello, ne perpetua nei secoli la testimonianza, di generazione in generazione, di tradizione in tradizione, in quanto custodia del fuoco e non culto delle ceneri. Un fuoco che alimenta ogni giorno, attento che mai si consumi, con nuova sapienza e crescente saggezza, a illuminare e rendere certa la via della Luce, resa oscura dalle tentazioni e le insidie di Satana, confusa tra le tante, proposte dai suoi alleati in terra, che portano nel baratro dei vizi dell’anima e all’idolatria del proprio essere. La Spada del Cavaliere, benedetta da Allah, s’abbatte pesantemente sui più reconditi anfratti dell’anima per estirpare il male, difendere il deposito di verità dai pericoli dell’ipocrisia e del politeismo materialista, che porta al culto di se stessi. Un evidente e semplice mostrare a chi ha timore di Allah e intende seguire i dettami del Santo Corano,  ai deboli, alle donne, ai bambini, ai viandanti, agli emarginati, in modo che nel Cavaliere possano riporre la speranza di riscatto spirituale e misericordia divina. Il Cavaliere, ha il compito, nel tempo, di rendere il deposito Divino ricevuto, sempre più fedele alla luce, per restituirlo perfetto, nel momento dello svelamento definitivo e totale, alla fine dei tempi. Perciò provvede al suo perpetuarsi, promuovendo gli ideali della Futuwah e dedicandosi alla individuazione e all’iniziazione dei prescelti da Allah per tale missione.

XIII

Aborre la calunnia, la maldicenza, la superbia e la falsa testimonianza davanti ad Allah. (Corano: Sura 4 – 112, 135, 148, 173)

Riuscire a riconoscere dentro di se il livello di sottomissione alla natura umana, corrotta e resa malata dalla prima ribellione, è fondamentale per l’ascesa del Cavaliere. L’introspezione mediante la meditazione nel ricordo di Allah, è pratica quotidiana che gli consente di individuare le zone oscure o grigie della propria anima e di intraprendere, giorno dopo giorno, una dura Jihad che procuri pulizia e porti chiarezza dentro di se. Il Santo Corano gli è da guida anche in questa dura e determinante battaglia, costante e senza fine, per la sua ascesa verso la Luce, indicando pericoli e insidie lungo la via che porta alla purificazione e sostenuto da fede e grazia Divina. Calunnia, maldicenza, superbia, e falsa testimonianza sono sicuramente tra tali insidie. Riuscire a capire quanto condizionano il suo essere e il suo agire è il primo passo verso la liberazione. Vedere il male dentro se stesso e riuscire a sconfiggerlo, fidando nella misericordia di Allah, è, per il Cavaliere, precondizione per combattere lo stesso male anche fuori di se, tra la gente, e compiere adeguatamente la sua missione in terra.

XIV

Di fronte alle perfidie di coloro che non credono egli perdona ed è indulgente. E’ pronto a sacrificare la propria vita per l’altro, per una giusta causa, nella certezza che per Allah sarà stato come aver dato la vita per l’intera umanità. Allah lo amerà come lui lo amerà (Corano: Sura 5 – 13, 32, 54)

Il Cavaliere è consapevole del grande conflitto in essere oggi nel mondo: la globalizzazione e l’abbattimento delle grandi distanze hanno reso obsoleti gli antichi parametri geografici che determinavano lotte tra culture e sistemi economici. Oriente ed occidente oggi sono meri riferimenti geografici, permeati entrambi da un deprimente appiattimento ideale e da una pressoché totale e inconsapevole adesione di massa al pensiero unico, portato dalle élite economico/finanziarie. Queste puntano a dominare il mondo, con sistemi neoimperialistici, supportati da una micidiale e martellante propaganda mediatica. L’onda fetida del male avanza su tutto il pianeta senza incontrare più ostacoli ideologici o politici, né la resistenza dei movimenti di popolo che avevano caratterizzato i secoli passati. Un’onda malefica che punta al disfacimento morale in cui tutto, potenzialmente, è consentito alle masse, in termini di piaceri materiali, dove l’ingiustizia assume l’aspetto del bene maggiore individuale da perseguire, e la dissolutezza dei costumi si fa etica sociale predominante. Di fronte a tale prospettiva propugnata dai seguaci del male, l’unico baluardo di salvezza per l’umanità rimane il timore di Dio. Ed è questo il vero ed ultimo nemico da abbattere. Il conflitto allora si configura non più come orizzontale, tra oriente ed occidente, ma come verticale, tra il cielo e la terra, tra la realtà metafisica e l’inganno materialistico. Il Cavaliere, in questa guerra epocale, si prepara affilando la sua Spada, con la virtù che gli è propria e che gli deriva dalla tradizione profetica e coranica e dalla ascesa iniziatica: l’Amore. Il Cavaliere ama Allah senza riserve e senza limiti perché ne venga ricambiato in egual misura, e lo ama nel mondo oltre che nel suo intimo, perché il suo Amore divenga testimonianza a costo della propria vita, e infonda nell’umanità la speranza di giustizia. Dispensa amore a tutti senza distinzione, perdonando a coloro che fanno il male, nell’intento di mostrare la giusta via e di comunicare la infinita indulgenza divina. Solo l’Amore senza riserve può contrapporsi al male nel mondo e configgerlo. Anche una sola persona conquistata all’Amore è determinante per la salvezza di tutta l’umanità, senza proclami o invettive. La formazione di una élite dedita all’Amore per Allah, diventa allora il fodero prezioso nel quale custodire la Spada che porta la testimonianza della potenza di Allah, rinforza la certezza nel credente della Sua vittoria finale e riporta nei non credenti la visione di una possibile alternativa a un percorso pieno dei pericoli insiti in un mondo senza Creatore. La Via dell’Amore, rilucente della misericordia e della indulgenza divine, colma di pace, in cui la giustizia ritorna ad avere il suo ruolo di bene assoluto e l’uguaglianza solidale l’obiettivo di ogni comunità terrena.

XV

Mantiene i giuramenti ed anela ad essere il primo tra gli uomini essendone l’ultimo nell’umiltà e nel servizio agli altri. Non si concede superbia (Corano: Sura 5 – 89, 114/Sura 7 – 13)

L’umiltà contrapposta alla superbia, due diverse concezioni dell’essere “primo” tra gli uomini. Il Cavaliere sceglie indubbiamente la prima, certo che nell’umiltà e nell’essere al servizio degli altri risieda il segreto del completamento della sua ascesa al primato davanti ad Allah. L’apparente annullamento dell’io e perciò dell’amor proprio, che ne deriva secondo il comune pensare, è, al contrario, il segno per l’iniziato del compimento del proprio percorso trascendentale di perfezionamento e dell’inizio della sua missione d’amore tra la gente. Il Cavaliere mantiene così il suo “giuramento di ingresso” nell’Ordine “Dhu l-fiqar” rivolto all’Altissimo, quale promessa di tenere fede ad ogni altro giuramento assunto tra gli uomini, solennemente declamata con la Spada “infissa nel cuore”, consapevole che la difesa dell’onore di quella Spada dipende dalla sua capacità di mantenere gli impegni assunti non solo idealmente ma anche e specialmente in concreto, in ogni pensiero ed azione quotidiana.

XVI

Accusato di menzogna ha pazienza contro ogni accusa e persecuzione, confidando in Allah per la vittoria finale. (Corano: Sura 6 – 34)

Ogni accusa di menzogna da parte degli altri deve essere, per il Cavaliere, occasione di accusa contro se stesso e valutata con pazienza. La menzogna può essere consapevole e voluta, ma può anche presentarsi come un modo per giustificare propri comportamenti non conformi ai dettami coranici. Mentire a se stessi porta ad essere accomodanti, ipocriti, l’esatto contrario del percorso di conoscenza interiore e di ricerca della Via della Verità. Il coraggio della verità sempre e senza compromessi è un valore che il Cavaliere deve perseguire in ogni momento della sua vita sociale e interiore. Ben vengano perciò le accuse esterne e anche le persecuzioni conseguenti, rappresenteranno esercizio spirituale costante per giungere al massimo livello di riconoscimento e annientamento della tentazione di essere indulgenti verso se stessi. Un risultato finale che si ottiene solo praticando una rigorosa e dolorosa esperienza iniziatica, in costante e silenziosa unione con Allah nel quale deve riporre tutta la propria fede per la vittoria finale contro le tenebre, striscianti, latenti, ingannevoli, ammiccanti e sempre in agguato dentro di noi.

XVII

Difende la terra dalla corruzione avendola Allah creata giusta. perché la terra buona e giusta, come Allah l’ha creata, possa far crescere, col Suo permesso, molte piante e frutti. (Corano: Sura 7 – 56, 58)

Il rispetto della creazione in tutte le sue forme ed espressioni, così come  voluta all’origine da Allah , il riconoscimento della sua armonica funzione di incubatore puro e ideale nel quale innestare il Suo spirito e renderlo evidente attraverso l’uomo, vero capolavoro del creato, il doverlo far progredire secondo il disegno divino, sono impegni imprescindibili dell’essere un Cavaliere. Tutto è stato predisposto per l’umanità, tutta l’umanità, tutto Allah ha posto nella sua disponibilità perché potesse scoprire nel tempo il melograno con i suoi molteplici e prodigiosi grani e potesse servirsene secondo le proprie necessità. Tutto, tranne scellerate opere di corruzione che ne minassero la sua funzione o limitassero la sua accessibilità a tutti. favorendo i pochi. La capacità dell’uomo, per esclusiva volontà divina, grazie al dono dell’intelligenza e all’uso della scienza, di plasmare la natura, non deve prescindere dall’obbligo di garantirne e salvaguardarne la bellezza, indirizzando la ricerca scientifica verso il bene e per combattere il male. Mai Allah permetterebbe all’uomo di distruggere il Suo creato e il senso di giustizia insito in esso. Prima di un evento del genere certamente sarebbe l’uomo a dover soccombere, come ci insegnano i tanti episodi biblici, con la vicenda di Noè in testa, Il Cavaliere è chiamato a difendere il creato favorendo la consapevolezza di tale verità e il discernimento del bene dal male, potere che gli deriva dalla sua vicinanza esoterica alla Verità. Lo fa attraverso il suo insegnamento e le sue azioni, per evitare diseguaglianze nel godimento dei frutti della terra o per scongiurare il superamento dei limiti divini imposti alla scienza, che porterebbero non alla distruzione del creato, evento non nella disponibilità dell’uomo, ma all’ennesima tragedia globale dell’umanità

XVIII

E’ colui che pratica il perdono, ordina il bene, volge le spalle agli ignoranti. (Corano: Sura 7 – 199)

Per “ignoranti” non si intende riferirsi a coloro che non leggono o non studiano perché non hanno possibilità concrete di poterlo fare, o capacità intellettuali per poter comprendere. A costoro, poco dotati di intelligenza o sopraffatti quotidianamente dalla vergognosa diseguaglianza sociale, è dovuta tutta la solidarietà del Cavaliere, che per loro invoca perdono e misericordia. Con loro condivide la propria esperienza iniziatica rendendola semplice e comprensibile nei suoi caratteri essenziali. La missione che lo aspetta al ritorno dal viaggio iniziatico è proprio questa: trasmettere a tutti la verità, volgere l’azione quotidiana al bene, avendone compresa l’essenza, indicare la Via ai più deboli, ai poveri e ai diseredati. “Ignoranti” invece sono coloro che pur potendo leggere o studiare non comprendono, pur scrutando non vedono, ossessionati dall’amor proprio e dal desiderio di potere e dominio che li porta a declinare la Verità secondo la propria convenienza e i propri interessi. Sono coloro che assegnano il primato alle norme scritte dagli uomini, a proprio uso e consumo, piuttosto che all’armonia universale pervasa dall’amore del Creatore e dedicano la propria vita esclusivamente ad accrescere il proprio benessere, sfruttando la loro conoscenza e il loro ruolo sociale, per diffondere falsità e ottenere sottomissione. A costoro, “veri ignoranti”, il Cavaliere volge le spalle, pur non lesinando preghiere e invocazioni all’immensamente Clemente per la loro conversione e salvezza.

XIX

Non ammassa oro e argento senza spenderlo sul sentiero di Allah, a favore della testimonianza di Lui e per i poveri, senza dubbi, titubanze o incertezze. (Corano: Sura 9 – 34, 45)

XX

Il suo intimo e silenzioso grido di battaglia sarà “Sia gloria a Te, mio Dio”; il suo saluto chiaro sarà “Pace”; la sua battaglia terminerà sussurrando “Sia lode ad Allah, il Signore dei mondi”, in Lui non c’è timore né tristezza (Corano: Sura 10 – 10, 62)

XXI

Ha ricevuto da Allah ricchezze che altri non hanno e lui le elargisce a tutti gli altri, liberi o servi, per renderli uguali a lui e possano lodare Allah, unico Dio. (Corano: Sura 16 – 71)

XXII

E’ buono con i genitori, li rispetta e li assiste in vecchiaia e se uno di loro o entrambi restano a suo carico non fa pesare le sue difficoltà, non li rimprovera e parla loro con generosità e gentilezza. (Corano: Sura 17 – 23)

XXIII

Non è eccessivo o intemperante nelle sue azioni o parole ma in grado di moderare i propri pensieri e il proprio modo di comportarsi, dà il giusto nella elemosina e non oltrepassa la misura nel mangiare e nel bere. (Corano: Sura 18 – 28 / Sura 6 – 141 / Sura 7 – 31)

XXIV

Custodisce la castità e rifugge l’atto sessuale illecito e l’adulterio (Corano: Sura 23 – 5/ Sura 24- 2)

XXV

Non entra nelle case altrui senza permesso e senza salutare le persone di casa, nel nome di Allah, e se viene invitato ad andarsene lo fa senza titubare o offendersi. (Corano: Sura 24 – 27, 28)

XXVI

E’ colui che concede l’emancipazione ai servi che lo richiedono accordando loro, per libera carità, parte di propri beni e, di conseguenza, evitano di averne degli altri perché non condividono sottomissione e sfruttamento. (Corano: Sura 24 – 33)

XXVII

Ascolta il suo Signore e ubbidisce a Lui e al Suo messaggero, lampada scintillante a cui si accosta e da cui è illuminato e ispirato, essendo poi di esempio per gli altri. (Corano: Sura 24 – 51, 54 / Sura 25 – 74 / Sura 33 – 46)

XXVIII

Ama il prossimo incondizionatamente per amore di Dio che null’altra ricompensa gli chiede, ricambiandola con ricompensa accresciuta. (Corano: Sura 42 – 23)

XXIX

E’ colui che mai lo coglie la disperazione, neanche quando l’arsura sembra ormai distruggere l’anima e il corpo certo, da uomo di fede, che Dio, nella Sua infinita misericordia, farà scendere l’acqua che rigenera. (Corano: Sura 42 – 28)

XXX

Perdona chi gli procura un’ingiustizia e cerca di mettere pace tra sé e chi è ingiusto con lui, con pazienza. (Corano: Sura 42 – 40, 43)

Il perdono per il Cavaliere è il dovere che dà un senso al suo continuo rivolgersi ad Allah il “Clemente, il Misericordioso”. E’ un riempire di amore vero i due Nomi eccellenti nell’invocare per se il perdono di Allah che ha motivo di accordarglielo nella stessa misura in cui egli è disposto ad accordarlo agli altri. Non possono perciò avere dimora nel cuore del Cavaliere sentimenti satanici quali l’odio, il rancore, la vendetta. L’amore, sempre e comunque, è il flusso impalpabile ma immensamente ristoratore, essenza divina, che a tutto dà un senso, che tutto trasmuta in sublime godimento per colui che pazientemente lo ha cercato, sopprimendo l’istintivo e bestiale impulso di augurare e procurare il male. L’amore è serenità e pace, quella stessa pace che il Cavaliere deve praticare sempre con se stesso e con gli altri, ancorché attori ingiusti nei suoi confronti. La pace che continuamente offriamo a parole nel saluto che caratterizza i credenti tutti “Che la pace, la misericordia e le benedizioni siano con te”, portando la mano destra sul cuore, deve trasformarsi in offerta d’amore reale e concreta, scevra da ogni ipocrisia. Il Cavaliere si esercita in ogni momento della sua giornata in tale pratica, fino a renderla naturale e automatica, abbattendo così la barriera del male nel proprio intimo, e ottenendone in cambio il dono della libertà dell’anima, che rende possibile la fusione nella creazione.

XXXI

Verifica sempre le notizie e i pettegolezzi che gli vengono riportati affinché, per ignoranza dei fatti veri non porti offesa ad alcuno, dovendosene poi pentire. (Corano: Sura 49 – 6)

XXXII

Non deride mai nessuno, sia esso uomo o donna, non calunnia e non si rivolge a loro con atteggiamento o parole ingiuriose. Non fa troppe congetture sugli altri, né spia o mormora contro di loro in loro assenza. (Corano: Sura 49 – 11, 12)

XXXIII

E’ colui che dice solo ciò che fa, e che è sincero nelle parole e nelle intenzioni. (Corano: Sura 61 – 2, 3)

XXXIV

Nel giorno dell’adunanza del venerdì, quando ode l’appello alla preghiera, accorre al ricordo del nome di Allah, lasciando ogni altra occupazione e dopo la preghiera non lo distrae dal ricordo del nome di Dio nessun commercio, nessun divertimento, né le ricchezze né figli. (Corano: Sura 62 – 9/Sura 63 -9)

XXXV

Rifugge i rapporti carnali tranne che con il proprio coniuge al quale offre amore e fedeltà (Corano: Sura 70 – 29, 30)

XXXVI

Non si infastidisce se un uomo umile lo cerca, né gli volta le spalle se volesse ascoltare e chiedere, con zelo e timore. Né dà credito, premura e preferenza al ricco e potente sapendo in partenza che non avrà timore di Allah. (Corano: Sura 80 – 1/10)

XXXVII

E’ contro chi froda, esigendo dagli altri il giusto ma non corrispondendo altrettanto quando ad esigere sono gli altri. (Corano: Sura 83 – 1, 2, 3)

XXXVIII

Non ha paura di avventurarsi nel bene anche se è faticoso, affrancare un debitore in difficoltà, nutrire orfani e parenti estenuati dalla fame, sostenere poveri. Egli è un eletto che sta tra i credenti in forza di una nuova solidarietà basata sull’eguaglianza di tutti gli uomini di fronte ad Allah, al di là dei legami di sangue o di casta, raccomandandosi a vicenda pazienza e compassione. (Corano: Sura 90 – 11/18)

XXXIX

E’ stato destinatario di doni da Allah: era orfano ed è stato accolto, era perduto ed è stato guidato, era povero ed è stato arricchito. Perciò non opprime l’orfano, e non allontana il disperso. (Corano: Sura 93 – 5/10)

XL

Il Generoso gli ha dato la scienza segreta, insegnandogli quello che non sapeva e regalandogli l’intelligenza per continuare a comprendere. Non è presuntuoso pensando di bastare a se stesso grazie alla scienza e all’intelligenza che gli è stata donata e che a Lui ritornerà. Egli è stato creato per conoscere e adorare il Creatore (Sura 18 – 65 / Sura 96 – 3/8 / Sura 51 – 56)

XLI

Si rifugia nel Signore degli uomini, il Re degli uomini, il Dio degli uomini, dal male e in Lui confida. (Corano: Sura 114). Egli, Allah, è uno, Dio l’eterno, che non ha generato, non è generato, non c’è nessuno pari suo. (Corano: Sura 112)