MAWLANA RUMI – EROTISMO MISTICO - 2 - L'importanza della lavorazione della zucca - jayyd news

MAWLANA RUMI – EROTISMO MISTICO – 2 – L’importanza della lavorazione della zucca

Marta Irene Franceschini

La sessualità è un linguaggio universale. I meccanismi del desiderio, dell’appagamento o della vergogna, legati alla sfera sessuale, li conosciamo tutti molto bene. Non perché li abbiamo appresi o studiati, ma perché li abbiamo sperimentati sulla nostra stessa carne. Non solo, ma come ben insegna la psicoanalisi, il nostro atteggiamento nei confronti dell’erotismo rivela molto di più di noi stessi che tutti i nostri discorsi.

Anche il rapporto con Dio non si può né apprendere né studiare, anche lì è fondamentale l’esperienza. Così come quello spirituale è un linguaggio decisamente universale. I due campi condividono una corrispondenza semiotica che risuona nelle leggi della leggendaria Tavola Smaraldina di Ermete Trismegisto: “come è in alto, così in basso, come dentro, così fuori”.

Mawlana Rumi utilizza la materia sessuale nelle sue poesie con estrema confidenza e naturalezza. Non le dà né più né meno importanza delle altre metafore a cui ricorre, è semplicemente una tra le tante. Del resto scorre nel sufismo la consapevolezza di cimentarsi in un discorso ontologicamente impossibile: nessuna parola, immagine o ragionamento potrà mai essere all’altezza del soggetto divino. Si parla, sapendo di non poter dire. Dio non ha equivalenti traducibili dalle facoltà umane. Di conseguenza, ogni tentativo non può che essere fallace.

Ma l’amante, per quanto conscio dell’impossibilità del proprio amore, non può smettere di desiderare. Questo succede in due sole occasioni, nella vita: nell’innamoramento, e in Dio. Nelle poesie di Rumi, i due livelli sono intercambiabili, diventano uno lo specchio dell’altro.

Così una serva che, utilizzando uno strumento ricavato da una zucca, riesce a godere delle generose prestazioni di un mulo, si rivela maestra di saggezza. E la sua invidiosa padrona, che l’allontana con una scusa per fare altrettanto, un’ingorda e inconsapevole discepola, che pagherà con la vita per la propria lussuria.

Una storia che si potrebbe ascoltare nelle peggiori osterie, qui viene raccontata da uno dei più grandi mistici di tutti i tempi. A riprova che si può imparare da tutto, anche l’ultima e più insignificante pagliuzza dell’esistenza reca un messaggio da decifrare. Ed è firmato Dio.

Scegliere come personaggi per interpretare la coppia “maestro e discepolo” una serva astuta e una padrona avida e stupida, rientra nella tradizione sufi conosciuta come “Malamatiyya”, ovvero la ricerca del biasimo e del disprezzo come esercizio spirituale per distruggere l’ego. Dunque usare metafore basse, riprovevoli e trasgressive fa parte di una precisa volontà mistica.

In quest’ottica, la parte di Dio è addirittura affidata al mulo, capace di procurare immenso piacere nella maestra-derviscia, la quale però sa che un’unione completa col divino l’annienterebbe: per avvicinarsi a Dio ci vogliono gli strumenti giusti, come l’espediente ricavato dalla zucca, che permette di congiungersi, ma non troppo. Quel velo dantesco che ogni mistico conosce come indispensabile all’incontro.

Succede però, che anche nel campo della ricerca spirituale abbondino le ingordigie. Invidiosi dell’appagamento del maestro, ci si vuole sostituire a lui. Si vuole fare quello per cui non si è pronti. Si diventa bulimici di estasi. Si pretende, invece di accogliere. La “smodatezza” mistica è un pericoloso ostacolo lungo la Via. Non a caso, viene citato il Corano: l’invito a non disonorare se stessi potrebbe essere scambiato per un giudizio moralista sulla condotta erotica della padrona. In realtà, è molto di più. Dice Rumi: disonora sé stesso quell’amante in cerca di verità che si lascia trascinare dall’invidia del maestro, che vuole prenderne il posto, che vuole unirsi a Dio più ancora di lui. Un vero sufi, invece, riconosce i propri limiti, e “mantiene l’equilibrio”.

Per questo la donna “muore”, non tanto fisicamente quanto spiritualmente, perché è molto più grave interrompere un cammino, che non intraprenderlo affatto. La metafora mette in guardia i cercatori di verità sulle insidie del percorso, li avverte che nemmeno nel silenzio del chiostro, quando si sentono padroni (non a caso, titolo della discepola inconsapevole) di loro stessi, possono essere al sicuro dalle tentazioni “dell’anima-animalesca”.

Non si può, conclude Rumi, “aprire il negozio prima che il maestro ti insegni l’arte”.

L’IMPORTANZA DELLA LAVORAZIONE DELLA ZUCCA

C’era una serva
che aveva saggiamente addestrato un mulo
a fare il lavoro di un uomo.

Da una zucca,
aveva scavato uno strumento a flangia
da infilare sul pene del mulo,
per impedirgli di affondare troppo in lei.

L’aveva foggiato a misura precisa
del proprio piacere, e gustava
l’arrangiamento il più spesso possibile.

Lei se la spassava, anche se il mulo sembrava
un po’ più magro e sempre stanco.

La sua padrona cominciò a investigare. Un giorno
spiò da un buco della porta
e vide il membro meraviglioso dell’animale
e il piacere della ragazza
stesa sotto il mulo.

Non disse nulla. Ma più tardi fece chiamare
la serva e la inviò lontano per una faccenda,
una questione lunga e complicata.
Non entrerò nei dettagli.

La serva tuttavia sapeva cosa stava accadendo.
“O mia signora”, pensò la ragazza,
“non dovresti mandare via l’esperta.

Quando cominci a lavorare senza piena conoscenza,
rischi la vita. La vergogna ti ha impedito
di chiedermi della zucca, ma devi averla
se vuoi unirti al mulo!”

Ma la donna era troppo eccitata dalle proprie fantasie
per considerare qualsiasi pericolo. Prese il mulo
e chiuse la porta, pensando: “con nessuno in giro
potrò finalmente gridare il mio piacere”.

Era stordita
dalla voglia, la sua vagina brillava
e cantava come un usignolo.

Preparò una sedia sotto il mulo,
come aveva visto fare dalla ragazza. Sollevò le gambe
e se lo infilò dentro.

Il braciere si infiammò ulteriormente,
e il mulo spinse cortesemente come lei gli chiedeva,
spinse in fondo fino alle sue viscere,
e lei morì sul colpo, senza una parola.

La sedia rotolò da una parte,
e lei dall’altra.

La stanza, piena di sangue.
Lettore,
hai mai visto nessuno martirizzato
per un mulo? Ricorda cosa dice il Corano
sul tormento di disonorare te stesso.

Non sacrificare la tua vita alla tua anima-animalesca!
Se tu muori di quello che lei ti spinge a fare,
sei come questa donna riversa sul pavimento.
Lei è l’immagine della smodatezza.

Ricordati di lei,
e mantieni l’equilibrio.

La serva torna e dice: “Sì, tu hai visto
il mio piacere, ma non hai visto la zucca
che gli metteva un limite. Hai aperto
il negozio prima che il maestro
ti insegnasse l’arte”.

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