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MAWLANA RUMI – Parte 7 – LA FERITA E LA LUCE

Marta Irene Franceschini

La cosa più terribile che potrebbe succederci nel nuovo anno, sarebbe di allontanarci da Dio. Auguro dunque a tutti i lettori e tutte le lettrici di questa rubrica, se non l’avessero già fatto, di innamorarsi perdutamente “della cosa in sé stessa”, della “rosa più vicina alla spina”, “della presenza che resta”.

Spero che chi legge smetta di inseguire gli illusori traguardi della realtà materiale, trovi il coraggio di riconoscere la sua ferita, abbandoni la tristezza e il rimpianto, e voli finalmente libero nel cielo dello spirito, innocente come un bambino, e consapevole come una vecchia quercia.

E a chi già roteasse tra le nubi infuocate dell’amore celeste, auguro di riflettere la gioia del suo volo sul resto del mondo.

L’anno scorso, ammiravo il vino. Quest’anno,
abito il rosso mondo.

L’anno scorso, guardavo il fuoco,
Quest’anno sono un kebab bruciato.

La sete mi ha guidato all’acqua
e ho bevuto il riflesso della luna.

Ora sono un leone che, perdutamente
innamorato, fissa la cosa in se stessa.

Non fare domande sulla brama.
Guarda la mia faccia.

L’anima ubriaca, il corpo distrutto, questi due
siedono inermi in un vagone sfasciato.
Nessuno dei due sa come aggiustarlo.

E il mio cuore, direi che assomiglia
a un asino sprofondato nel fango,
che più cerca di uscire, più affonda.

Ma ascoltami: per un momento,
smettila di essere triste. Guarda le benedizioni
che piovono come boccioli
intorno a te. Ecco Dio.


Cosa vale di più, una folla di migliaia di persone,
o la tua genuina solitudine?
La libertà, o il potere su una intera nazione?

Un po’ di tempo solo nella tua stanza
sarà più prezioso di qualsiasi altra cosa
che potrebbe mai esserti data.


Quelli che ti fanno tornare, per qualsiasi ragione,
alla solitudine di Dio, ringraziali.
Preoccupati degli altri, piuttosto, quelli che ti offrono
delizie e piaceri che ti distolgono dalla preghiera.
Gli amici sono nemici, a volte,
e i nemici amici.


Non piangere per quello che non arriva.
Quello che non succede
impedisce ad altri disastri di accadere.

Non piangere. Ogni cosa che perdi torna indietro
in un’altra forma. Il bambino svezzato dal latte materno
ora beve vino e miele, mescolati insieme.


Danza, quando sei spaccato in due.
Danza, se ti sei strappato via le bende.
Danza, nel mezzo della battaglia.
Danza nel tuo stesso sangue.
Danza, e sarai perfettamente libero.


Quando sei con tutti tranne me,
non sei con nessuno.
Quando sei con nessuno tranne me,
sei con tutti.
Invece di essere così legato agli altri,
sii gli altri.
Quando diventi tutti,
sei nulla.
Vuoto perfetto.


Tutto quello che viene, viene per un motivo,
una penosa difficoltà, un doloroso desiderio.
La pena di Maria ha fatto Gesù Bambino.
Il suo utero ha aperto le labbra
per pronunciare la Parola.
Ogni parte di te ha un linguaggio segreto.
Le tue mani e i tuoi piedi dicono cosa hai fatto.
E ogni bisogno procura ciò che è necessario.
La pena porta in sé la cura come un figlio in grembo.
Non avere nulla fa trovare provviste.
Poni una domanda difficile,
e riceverai risposte meravigliose.
Costruisci una barca, e giungerà l’acqua
per farla navigare. L’infante grida
con tutto il fiato e il latte sgorga
dal petto della madre.
Sii assetato di acqua assoluta,
e poi preparati a ricevere
ciò che uscirà dalla sorgente.


Ciò che abbiamo ora
non è immaginazione.
Non è
né gioia né dolore.
Non è giudizio,
euforia,
o tristezza.
Quelli vanno
e vengono.
Questa è la presenza
che resta.


Non andare in nessun posto senza di me.
Non far accadere niente nel cielo, a parte me,
o sulla terra, in questo mondo o nell’altro,
senza che io sia quell’accadere.
Occhi, non guardate nulla che io non vedo.
Voce, non dire niente.
Il modo in cui la notte conosce se stessa con la luna,
sii questo con me. Sii la rosa
più vicina alla spina che io sono.
Voglio sentirmi nel cibo che tu gusti,
nell’arco del tuo mantello, quando lavori,
quando visiti gli amici, quando vai
sul tetto da solo di notte.


Non c’è niente di peggio che camminare lungo la strada
senza di te. Non so dove sto andando.
Tu sei la strada e il conoscitore di tutte le vie,
la mappa più aggiornata e sicura per condurmi all’amore.


Un sarto ha bisogno di un vestito strappato per esercitare il suo talento.
Il tronco dell’albero deve essere tagliato e ritagliato
per diventare un mobile pregiato.
Il dottore deve avere una gamba rotta per curarla.
I tuoi difetti sono i modi in cui la gloria si fa manifesta.
Chiunque veda chiaramente la propria malattia,
comincia a galoppare sulla Via.
Non girare la testa. Continua a guardare
la ferita. Perché è da lì
che entrerà la luce.


Basta rumori ovattati!
Scopri i tamburi!
Pianta la tua bandiera in un campo aperto!
Basta sbirciare in giro timidamente.

Cercherò l’amico con tutta la mia passione,
tutta la mia energia, finché non imparerò
che non ho bisogno di cercarlo.

La verità dell’esistenza è sigillata
dietro a molte svolte e cambi di rotta.

La conoscenza dipende
dal tempo speso nella ricerca!

Hai paura di perdere una certa eminente posizione.
Speri che ti procurerà dei vantaggi, ma quelli
arrivano da qualcos’altro.
L’esistenza fa spesso questi improvvisi cambiamenti,
ti da speranza da una fonte, e poi
soddisfazione da un’altra.

Ti mantiene smarrito
e errante, finché la fiducia nell’invisibile cresce.

Pensi di guadagnarti da vivere come sarto,
e invece i soldi ti arrivano facendo l’orefice,
che non avevi mai pensato di fare.

Non so se l’unione che voglio arriverà
grazie ai miei sforzi, o alla rinuncia ai miei sforzi,
o da qualcos’altro completamente diverso
da tutto ciò che faccio o non faccio.

Ma so che il desiderio aprirà la strada.

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