Il "Memoriale di Srebrenica" - jayyd news

Il “Memoriale di Srebrenica”

Cristina Amira Guerrieri

Srebrenica è una pagina dolorosa della storia europea. Qui verranno uccisi non meno di 8.500 bosniaci musulmani (e alcuni croati) nel luglio 1995, in quello che verrà definito da più sentenze internazionali il ‘genocidio’, per opera del Vojska Republike Srpske, l’Esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina al servizio del generale Ratko Mladić, e il gruppo paramilitare serbo degli ‘Scorpioni’. L’episodio si colloca all’interno del processo di disintegrazione dello stato jugoslavo, iniziato negli anni ’80, con la conseguente pulizia etnica in ciascuna repubblica.

La strage si compì l’11 luglio del 1995, esattamente 25 anni fa, quando l’esercito di Ratko Mladić riuscì ad entrare nella città di Srebrenica, fino a quel momento considerata con una risoluzione ONU ‘safe haven’, zona demilitarizzata.  Con il pretesto di doverli interrogare furono separati tutti i maschi, dai 12 ai 77 anni, dalle donne, bambini ed anziani, e finirono per essere uccisi e sepolti in fosse comuni. Alcune donne e ragazze saranno stuprate prima di essere caricate su autobus e accompagnate con bambini ed anziani nelle aree sotto il controllo musulmano.

I caschi blu olandesi e gli organismi internazionali furono incapaci di qualsiasi reazione. Oggi, dopo 25 anni, quella di Srebrenica rimane ancora una ferita aperta in quell’equilibro precario di etnie che compongono la Bosnia ed Erzegovina, diverse non solo per etnia ma anche per credo religioso. Basta solo pensare, un esempio a dir poco inquietante, a una canzone trasmessa dall’emittente serba Radio B-92 nel 2006, e reperibile in rete, che diceva:

‘Srebrenica è un posto a me caro
Non ci sono mai stato in vita mia
Ma a quel luogo qualcosa mi lega
Là ai musulmani la gola si taglia con il coltello
Srebrenica è il luogo dell’orgoglio serbo
Grazie all’eroe serbo Radovan là non ci sono più musulmani.
Li ha sgozzati liscio, perché è uno solo il generale Ratko’

Fin dalla fine della guerra si diede inizio, non solo alla ricerca dei mandanti del genocidio, che fuggirono e furono latitanti per anni, seguita da una lunga lista di processi internazionali durati fino a pochi anni fa; ma anche al riconoscimento attraverso l’analisi del DNA di tutti i cadaveri, resi irriconoscibili e seppelliti in fosse comuni. Al maggio del 2017 risultavano identificate 6938 vittime sulle circa 8400 dichiarate disperse.

Si avvertì l’esigenza, nel 2000, di costruire un cimitero della memoria in onore delle vittime del 1995, conosciuto come il ‘Memoriale e Cimitero di Srebrenica- Potočari per le Vittime del Genocidio del 1995’. Nel maggio 2001 fu istituita una fondazione per la raccolta fondi, nel marzo 2003 vi furono seppellite le prime 600 vittime e nel settembre 2003 ci fu l’inaugurazione con il discorso dell’ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton.

Dal 2012 si svolgono con regolarità, a luglio di ogni anno, sia la sepoltura collettiva che la commemorazione, anche se dalla sua fondazione non sono mancati episodi di intolleranza e di matrice terroristica, come ad esempio, nel luglio 2005 quando la polizia serba bosniaca trovò due ordigni, un giorno prima della commemorazione, e nel luglio 2007, ancora, un gruppo di uomini con addosso le uniformi e i simboli di chi aveva compiuto il massacro, sfilò per le strade di Srebrenica.

Voglio però citare un episodio di speranza, che arriva dalle ‘Žene u crnom’ ‘Donne in nero’ di Belgrado, un gruppo paramilitare pacifista, che il 10 luglio di quest’anno ha manifestato in modo pacifico e silenzioso in Piazza della Repubblica a Belgrado, con due striscioni che dicevano:

Nikada nećemo zaboraviti genocid u Srebrenici
Odgovornost 

che significa: “Non dimenticheremo mai il genocidio di Srebrenica’ e ‘Responsabilità’”.

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