Islam e politica[1] - jayyd news

Islam e politica[1]

Hanieh Tarkian

Nel nome di Dio Clemente e Misericordioso

Dimostrazione del legame tra Islam e politica in base all’analisi della natura dell’Islam

L’Islam presenta un piano specifico per la gestione della vita terrena e ultraterrena degli esseri umani, e l’unico modo per raggiungere la beatitudine è seguire le indicazioni della religione al riguardo, quindi la religione non ha solo la responsabilità di chiarire il legame tra Dio e l’uomo, ma anche tra l’uomo e i suoi simili, tra l’uomo e l’ambiente e l’uomo con se stesso. Ciò esige che la religione si occupi di tutti gli aspetti della vita dell’individuo, sia personale che sociale. Le religioni divine, tra cui l’Islam, interessano tre ambiti: quello del credo, quello delle norme pratiche e quello della morale; nell’Islam ognuno di questi campi ha un legame inscindibile con la politica, spiegheremo ora perché.

Legame tra religione e politica nel credo

Prendiamo prima di tutto in considerazione il credo nell’unicità di Dio, che è il principio del credo principale dell’Islam e dalla cui accettazione derivano una serie di conseguenze che si realizzano in diversi ambiti della vita, in particolare nel campo politico. Per esempio una delle conseguenze di questo credo porta a sostenere la sovranità di Dio e a negare quella di coloro che non sono legittimati da Dio (taghut), il Corano esprime chiaramente questo concetto “Ad ogni comunità inviammo un profeta [che dicesse]: “Adorate Iddio e fuggite i taghut!” (16:36), “Chi dunque rifiuta il taghut e crede in Dio, si aggrappa all’impugnatura più salda senza rischio di cedimenti” (2:256).

La guida della Repubblica Islamica dell’Iran, l’imam Khamenei, esprime in questo modo il legame tra credo e politica: “L’impegno personale e sociale volto al credo nell’unicità di Dio va al di là degli obblighi personali. L’impegno sociale volto al credo nell’unicità di Dio comprende le più importanti, generali, grandi, elevate e principali questioni riguardanti una società, come per esempio il governo, come l’economia, come le relazioni internazionali, come le relazioni interpersonali, che sono i diritti principali più importanti per la gestione e la vita di una società”.[2]

La logica monoteistica dell’Islam esige la fondazione di un ambiente e sistema divino giusti, senza classi, antimperialista e che lotta contro l’oppressione. Una delle conseguenze del credo monoteistico porta a sostenere la sovranità della legge divina in tutti i campi della vita personale e sociale, nonché la legittimità divina di coloro che applicano le leggi e gestiscono la società. Ancora, l’imam Khamenei afferma: “Unicità di Dio significa potere e governo di Dio, significa che tutto: legge, tradizione, norme, costumi e cultura devono essere ispirate da Dio, significa che tutti gli individui siano servi di Dio e basta, non di altri, servi di Dio liberi dall’essere servi di altri servi”.[3]

Un altro dei principi del credo islamico è la Profezia: lo scopo dell’inviare i Profeti e le norme divine da parte di Dio risiede nel condurre gli individui dalla perdizione alla guida, è ovvio che i Profeti stessi devono essere i primi a rispettare le norme divine, delle quali molte riguardano il campo della politica e del governo, anche se ci sono stati Profeti che non hanno stabilito un vero e proprio governo, o perché materialmente non ce n’era la possibilità oppure perché vivevano al tempo di un Profeta più importante a cui era già stato affidato questo compito.

Anche nel principio dell’Imamato possiamo notare l’inscindibile legame tra politica e religione, l’Imam infatti non è solo la guida religiosa, nel senso stretto del termine, ma è anche la guida politica della società e solo l’Imam, designato da Iddio, ha il dovere – se presenti le condizioni – ed è degno di stabilire un governo, affinché le norme islamiche possano essere applicate nel miglior modo possibile, garantendo gli interessi reali della società. Il principio dell’Imamato è talmente importante che nell’evento di GhadirKhum, quando Alì ibnAbitalib viene ufficialmente designato come Imam e successore del Profeta, viene rivelato il seguente versetto: “Oggi ho reso perfetta la vostra religione, ho completato per voi la Mia grazia e Mi è piaciuto darvi per religione l’Islàm” (5:3), dimostrando come prima dell’annuncio dell’Imamato la religione non fosse completa.

Per quanto concerne il principio del credo nell’Aldilà, il legame tra religione e politica è evidente da questo versetto: “Nel Giorno in cui ogni comunità sarà richiamata assieme alla sua guida” (17:71).

Legame tra religione e politica nelle norme pratiche

Anche per quanto riguarda il campo delle norme pratiche, il legame indissolubile tra religione e politica è chiaro, infatti, anche se alcune delle norme riguardano questioni personali come il legame tra individuo e Dio, tuttavia una gran parte concernono i legami sociali, come le norme riguardanti il jihad, il proibire il male e ordinare il bene, il pellegrinaggio, le imposte, le pene e così via, insomma tutto ciò di cui necessita un vero e proprio governo.

Legame tra religione e politica nelle norme morali

Nel campo delle norme morali, possiamo notare che, oltre alle indicazioni che riguardano per lo più la persona, molti degli insegnamenti concernono il comportamento con i propri simili. Valori morali come la giustizia, il rispetto della dignità umana, la benevolenza, la carità, la sincerità, l’affidabilità, la pazienza e così via sono alcuni dei valori che sia le persone comuni che coloro i quali tengono le redini della società devono possedere. Inoltre ci sono nelle fonti islamiche norme specifiche che regolano il comportamento morale corretto con i non musulmani e tra cittadini e governanti.

Dimostrazione del legame tra Islam e politica in base alle fonti scritturali

Essendo l’Islam l’ultima religione rivelata, deve abbracciare tutto ciò che influenza il destino e la guida degli esseri umani, altrimenti non potremo affermare che è onnicomprensiva, universale e l’ultima rivelazione; deve pertanto comprendere anche quel ramo della politica che riguarda il percorso verso la realizzazione. È per questo che molti versetti del Corano trattano tali temi, in particolare il Corano accenna ai vari tipi di gestione del governo, movimenti e questioni politiche, offrendone un’analisi e arrivando a dimostrare che il futuro apparterrà ai probi: “La terra sarà ereditata dai Miei servi devoti” (21:105), “Invece Noi volevamo colmare di favore quelli che erano stati oppressi, farne delle guide e degli eredi” (28:5), “E colui che sceglie per alleati Iddio e il Suo Messaggero e i credenti, in verità è il partito di Dio che avrà la vittoria” (5:56). I versetti del Corano trattano inoltre i principi che devono animare la politica come non seguire i nemici di Dio, rispettare la giustizia, essere severi con coloro che sono ostili e così via. Prendendo in considerazione questi versetti e altresì gli hadith che riportano le norme e gli insegnamenti islamici riguardo alla vita sociale e alla politica, non rimane alcun dubbio riguardo al legame indissolubile tra religione e politica nella visione islamica. Coloro che hanno avanzato l’idea che l’Islam non si occupi di politica, hanno preso in considerazione dei versetti decontestualizzandoli e mettendo da parte quelli che sono chiari al riguardo. Anche per quanto concerne l’esempio del Profeta, è innegabile che egli a Medina fondò e guidò un vero e proprio governo islamico, perché questo era ciò che Iddio voleva da lui.

Dimostrazione del legame tra Islam e politica in base alla prassi delle guide della religione

Analizzando la prassi delle guide, come i Profeti, gli Imam e i sapienti musulmani, notiamo come essi, a seconda del contesto e delle possibilità, cercavano di svolgere il loro dovere di esecuzione delle norme religiose aderendo alla politica e ove possibile formando un governo. Tuttavia nel caso dei Profeti, pochi furono coloro che riuscirono a formare un governo, o perché il contesto non era tale da poterlo permettere o perché vissero al tempo di un Profeta che aveva già fondato un governo. Alcuni dei Profeti che secondo la tradizione islamica riuscirono a stabilire un governo fondato sulle norme divine furono Davide, Salomone, Giuseppe e Muhammad. Riguardo al profeta Giuseppe, un hadith dell’imam al-Ridha afferma che egli chiese gli venisse concesso un ruolo governativo per poter appunto implementare le norme divine e diffondere la verità[4].

L’esempio più chiaro del ruolo politico dei Profeti ci è dato da Muhammad, il quale, dopo l’egira a Medina, vi fondò un vero e proprio governo islamico, in cui l’obbedienza al Profeta era obbligatoria, e riguardo a ciò i versetti non lasciano dubbi: “Prendete quello che il Messaggero vi dà e astenetevi da quel che vi nega e temete Iddio” (59:7), “O voi che credete, obbedite a Dio e al Messaggero e a coloro di voi che hanno l’autorità” (4:59). Questa responsabilità dei Profeti di formare un governo, dimostra che l’impegno politico era un dovere e la gente doveva obbedire loro proprio come obbediva a Dio.

Anche osservando la prassi degli Imam, possiamo notare lo stretto legame tra religione e politica. L’imam Alì, appena le circostanze lo permisero, prese le redini del governo islamico, e così pure suo figlio Hasan fino a quando i nemici glielo consentirono. Pure la prassi dei sapienti musulmani ci mostra l’impegno politico di molti di loro.

Analisi delle argomentazioni di coloro che negano il legame tra religione e politica

1. L’incapacità dell’Islam di risolvere i problemi sociali

Talvolta, per dimostrare l’incapacità dell’Islam di risolvere i problemi sociali, taluni affermano che per risolvere queste questioni sia necessaria una metodologia scientifica, non giurisprudenziale come quella islamica, quindi la giurisprudenza islamica può al massimo dettare delle leggi, però anche a questo riguardo essi sono scettici. Pertanto, nella visione di costoro, la giurisprudenza islamica può avere una minima influenza sulla risoluzione di questioni giurisprudenziali, ma non sulle altre questioni di gestione della società. In risposta a questa affermazione possiamo sostenere che la giurisprudenza islamica possiede tale onnicomprensività, dinamicità e razionalità da poter essere utilizzata per la gestione delle questioni sociali. Il fatto che forse tutte le potenzialità della giurisprudenza islamica non siano ancora state attuate non significa che non ci siano. Il fine della giurisprudenza islamica non è quindi solo di dettare norme del diritto, ma, sulla base degli insegnamenti islamici, può essere utilizzata anche per risolvere altre questioni legate a un governo islamico, come quelle politiche ed economiche.

Un’altra obiezione che viene avanzata sostiene che, anche se nel Corano e negli hadith esistono insegnamenti riguardanti la dimensione politica della società e la sua gestione, essi concernono il primo periodo dell’era islamica e non sono più applicabili oggi. A quel tempo la gente non era in grado di imporsi delle norme, ma oggigiorno questa incapacità è superata. In risposta a questa obiezione possiamo affermare che le norme islamiche si suddividono in fisse e mutabili, e questo vale anche per le norme riguardanti in particolare la politica, ovviamente la comprensione della fissità o mutabilità di una norma dev’essere fatta in modo metodologico dal giurisperito. Pertanto il giurisperito islamico deve stabilire in modo metodologico quali norme sono sempre valide, perché sempre nell’interesse dell’essere umano e pertanto valide, e quali invece sono peculiari di un determinato contesto, inoltre sempre il giurisperito può stabilire, in base agli insegnamenti generali dell’Islam, le nuove norme necessarie per gestire le questioni nuove che si presentano in un determinato luogo o tempo.

2. L’esperienza negativa dell’influenza della religione sulla politica nella storia

Alcuni laicisti per sostenere la separazione della religione dalla politica fanno riferimento ai casi della storia in cui l’influenza della religione sulla politica ha avuto esiti negativi per la società, in particolare a come i governanti abbiano sfruttato gli insegnamenti religiosi per il loro tornaconto personale.

Possiamo rispondere in almeno tre modi a questa obiezione: prima di tutto se alcuni sfruttano la religione per i propri interessi, non significa che essa sia qualcosa di negativo, ma bisogna ostacolare questo tipo di sfruttamento. Infatti sarebbe come dire che siccome alcuni hanno sfruttato concetti come Dio, Profeta, Salvatore per i propri scopi personali, allora dobbiamo mettere completamente d parte il credo in Dio e nella religione? Oppure poiché alcuni oggigiorno sfruttano il concetto di lotta al terrorismo per i propri interessi post-imperialistici, allora non bisogna più lottare contro il terrorismo? Certamente non è così, bisogna evitare che i valori vengano sfruttati da alcuni individui per soddisfare i propri interessi egoistici, anche nel caso del legame tra religione e politica è necessario comprenderne bene il significato, supportare i governi legittimi e combattere quelli illegittimi. In secondo luogo, i governi i cui governatori sfruttano la religione per i propri interessi, in realtà non sono governi religiosi, infatti un governo religioso deve rispettare determinati criteri, e certamente non è permesso fare di un governo religioso il trampolino di lancio per soddisfare le proprie aspirazioni terrene personali. In terzo luogo, ci sono stati governi religiosi, come quello del Profeta e dell’imam Alì, che hanno portato prosperità alla società, non è corretto prendere in considerazione solo gli esempi negativi di presunti governi e gestioni religiose della società ignorando quelli positivi.

3. Entrando in politica il clero religioso macchia la propria sacralità

Taluni sostengono che quando il clero e i sapienti religiosi entrano in politica, la gente non guarda più al loro ruolo come a un ruolo sacro, e quindi non vengono più seguiti e in questo modo parte delle norme religiose non vengono messe in pratica. In risposta a questa affermazione possiamo dire che ciò che la gente non ama della politica è quando essa viene utilizzata dai politici per raggiungere i loro scopi personali, se invece il clero entra in politica per essere al servizio della società ed aiutarla a raggiungere la prosperità e la realizzazione dei suoi membri, ciò sarà apprezzato dagli individui. In secondo luogo, il clero religioso può dire di aver attuato completamente il proprio dovere e aver risposto alla sacralità del proprio ruolo solo quando questo ruolo viene messo in pratica in modo completo, quindi, come i Profeti e gli Imam, di cui i sapienti sono gli eredi, dedicandosi anche alle questioni politiche.

4. La politica inquina la sacralità della religione

Talvolta si sostiene che la religione è sacra ed elevata e la politica demoniaca e terrena, e le due non vanno mischiate altrimenti la sacralità della religione verrebbe inquinata dagli inganni e dalle trame utilizzate in politica. Per rispondere a questa affermazione facciamo riferimento a ciò che disse l’imam Khomeini suddividendo la politica in tre categorie: la prima è la politica demoniaca, dove qualsiasi mezzo è valido, anche la menzogna e l’inganno, per arrivare al proprio scopo; la seconda è la politica animale, dove anche se non si fa uso di qualsiasi mezzo, l’unico fine è quello di soddisfare le necessità materiali e terrene della società; la terza è la politica islamica, dove si presta attenzione sia alla dimensione materiale che spirituale, cercando di farle fiorire entrambe, questa è la politica attuata dai Profeti e dagli Imam[5]. È ovvio che solo i primi due tipi di politica inquinano la religione, mentre il terzo tipo è in armonia con il fine della religione e anzi è assolutamente necessaria affinché si arrivi a quel fine. L’imam Khomeini disse: “Politica significa guidare la società, prendere in considerazione tutti gli interessi della società e tutte le dimensioni dell’essere umano e della società, guidandoli verso ciò che è a loro beneficio, nell’interesse della nazione, nell’interesse degli individui, e ciò è peculiare dei Profeti. Gli altri non possono gestire questa politica, essa è peculiare dei Profeti, degli Imam e di conseguenza dei sapienti consapevoli”[6].


[1] L’articolo è tratto dal modulo “Sistema politico islamico” del Master in Studi Islamici www.unialmustafa.org.

[2]Seyyed Ali Khamenei, Tarh-e Kolli-e Andishe-yeEslami dar Qor’an, pag. 221.

[3]Idem, pag. 356.

[4]Muhsin al-Faydh al-Kashani, al-Tafsir al-Safi, vol. 3, pag. 27.

[5]Seyyed Ruhollah Khomeini, Sahife-yeEmam, vol. 13, pag. 431.

[6]Seyyed Ruhollah Khomeini, Sahife-yeEmam, vol. 13, pag. 432.

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