La tomba di Askia - jayyd news

La tomba di Askia

Cristina Amira Guerrieri

Un particolare monumento, patrimonio Unesco dal 2004, è sicuramente la Tomba di Askia nella regione di Gao, in Mali. Si tratta di un monumento funebre della fine del XV secolo e rappresenta un ottimo esempio di costruzione monumentale, in fango, tradizionale della fascia di territorio africano denominata Sahel. Lo stile architettonico è una fusione tra elementi islamici e elementi nord africani, e si può ritrovare anche nello stile del minareto della moschea di Agadez del 1520.

Fa parte di un complesso più vasto che include, oltre a questa tomba di 17 metri d’altezza simile alle piramidi, due moschee, un cimitero e una spianata per le assemblee all’aperto.

La storia racconta che Askia Mohamed I si impose come successore di Sonni Ali, di cui era stato generale, deponendo l’erede legittimo, Sonni Baru, poiché si era rifiutato di convertirsi all’Islam. Askia, che era fervente musulmano, compì il pellegrinaggio (hajj) a Mekkah, nel 1495. Si dice che da questo pellegrinaggio tornò indietro con una carovana di ‘migliaia di cammelli’ che trasportavano sabbia e legno della Mekkah, che servivano per costruire la sua tomba, simile a una casa, con camere e passaggi, tomba che è stata sigillata quando morì. Si crede che sia l’unico degli imperatori sepolto nel monumento, mentre i suoi successori sono sepolti nel cortile adiacente. Dopo il pellegrinaggio del 1495 l’Islam divenne la religione ufficiale dell’Impero Songhai.

Fra gli anni sessanta e la prima metà del decennio successivo è stato realizzato un ampliamento degli edifici della moschea, nel 1999 è stato costruito un muro che circonda il sito. Nei secoli le sue strutture sono state sottoposte a manutenzione regolare tramite applicazioni di fango, essenziali per la sua sopravvivenza.

La tomba di Askia oggi è usata regolarmente come moschea e centro culturale della città di Gao. Il sito e la zona circostante sono protetti dalle leggi nazionali e locali.

Dal 2012 questi monumenti sono considerati in pericolo. Il 2012 coincide con la ripresa della guerra civile in Mali, che ha portato l’etnia tuareg (laica) del Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad, ad allearsi con alcune frazioni fondamentaliste, che aderiscono al Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento, poi denominato al-Qa’ida nel Maghreb islamico, e a prendere il controllo della regione settentrionale del Paese, l’Azauad.

Nel corso degli scontri sono state distrutte numerose reliquie della locale tradizione sufi e le tombe stesse (marabutti) di alcuni “santi” musulmani (tra cui l’antico mausoleo dedicato ad Alpha Moya e le sepolture di Sidi Mahmud, Sidi el-Mukhtar, Sidi Elmety, Mahamane Elmety e Shaykh Sidi Amar), a causa dell’accesa ostilità iconoclastica del Wahhabismo verso qualsiasi forma di culto, che non sia rivolta ad Allah, considerata una bestemmia.

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