LUIGI BALLARIN - l'arte dell'imperfezione sfuggente - jayyd news

LUIGI BALLARIN – l’arte dell’imperfezione sfuggente

Dott. Raffaella Biasi – Islamologa, orientalista

Antico e moderno contemporaneamente, orientale ed occidentale insieme, artisticamente composto e trasgressivo nel contempo, Luigi Ballarin riesce a racchiudere in sé ed anche ad unire alcuni opposti, delle dicotomie e delle categorie che nella nostra testa sono separate. Il Maestro Ballarin è un occidentale di origine veneziana e la nascita proprio in questo territorio può spiegare l’abitudine a cibarsi spiritualmente di decorazioni di ispirazione orientale. Dopo un viaggio in Arabia Saudita rimane stregato dal fascino dell’ignoto celato nelle sabbie dei deserti e velato non solo delle donne, ma dai vestiti così impersonali, che giustificano l’idea che tutti siamo uguali davanti a Dio. Luigi Ballarin capisce che bisogna andare oltre il velo di Maya e quindi si lascia attrarre dalla magia dei luoghi e delle persone e – negli anni – innamoratosi di Istanbul decide di aprire uno studio d’arte anche lì. L’artista congloba l’antico ed il moderno grazie alle caratteristiche peculiari della sua necessità espressiva. Si ispira alle antiche e tradizionali forme decorative per esprimerle in chiave moderna grazie a due grandi scelte: il‘concept’ e la tecnica. Con le sue tecniche miste e l’uso dell’acrilico rende insolite le sue decorazioni, perché sembrano imprecise da vicino, ma perfette da lontano. Questa indefinitezza, questa geometria infranta, è una delle chiavi della sua espressione artistica quando vuol significare che se tutto fosse perfetto e prevedibile non emozionerebbe, ma il quadro attrae per le continue variazioni che ti spingono a guardarlo senza mai stancarti, cercando il sogno nell’imperfezione sfuggente. Il ‘Concept’ è il parlare del ‘sacro’ in chiave rinnovata. Uno degli esempi pregnanti della sua poetica è “Believers at Mecca”, in cui da lontano si intravvede una figura geometrica che può rimandare alle spazialità spirituali spiegate da Kandinskij, ma se ci si avvicina si vedono centinaia di persone, dipinte con pazienza ad una ad una, che non solo evidenziano la sua qualità tecnica, ma soprattutto ci parlano del contenuto del quadro e del suo significato base: la collettività e l’individuo, il ritmo e la preghiera.


Come dicevo poc’anzi, Luigi Ballarin è artisticamente ‘composto ma trasgressivo’, nel senso di innovatore, perché è capace di tecnica con cui compone quadri complessi come tappeti o moschee, o cavalli o farfalle, ma senza infrangere il dettame di divieto di iconoclastia musulmana, perché sostanzialmente queste figure sono geometrie che racchiudono decori. Un po’ come accade quando, grazie alla meravigliosa calligrafia araba, si possono comporre disegni che non sono veri disegni, ma sono parole benedette riprese dal sacro Corano o da alcuni ‘detti’, che si inerpicano e si allungano fino a riuscire a far danzare un Sufi in un quadro, per esempio. Qui la calligrafia non è l‘essenza della poetica di Ballarin, come non lo è il patch-work o la decorazione; la sua essenza è la preghiera, è “lo spirituale nell’arte“. Nella sua ricerca interiore, quindi, l’innovazione di questo artista è di descrivere nei quadri quel qualcosa di cui ormai non si disegna più. Ora l’arte moderna e contemporanea sembra ripiegata su sé stessa tra l’interpretazione concettuale o il ritratto esteriore o il desiderio solo di stupire con esagerazione stucchevole delle forme esteriori. Nei quadri del Maestro, invece, si prega insieme e si osservano le folle in cui l’individuo esiste sia come individuo, proprio perché viene disegnato ad uno ad uno, che nel suo insieme di collettività, proprio come ci insegna il saggio ‘Massa e Potere’ del nobel Elias Canetti.


La potenza delle cose fatte insieme, delle invocazioni e quindi delle vibrazioni emesse insieme e di conseguenza della preghiera collettiva è ciò di cui parla Ballarin. Ma anche quando l’artista decide di rappresentare il singolo individuo, lo dipinge rivolto alla meditazione o in preghiera o pensoso o rivolto verso una moschea o un mihrab.
La differenza con qualsiasi altro artista è che non si rivolge ai luoghi comuni del mondo arabo e nemmeno manifesta opinioni su pensieri politici o su questioni sociali, non rappresenta la realtà in maniera fotografica, ma ne rappresenta il suo spirito. Nemmeno utilizza l’acrilico con tecniche standard, ma lo fa per colatura e lo dirige, cosi come la sua fervida mente decide, per farci immaginare il suo sogno. Vi è sempre in Ballarin una delicatezza d’animo che dona forma ed armonia alla bellezza con cui si esprime. Ma la bellezza per lui è la grazia dell’eleganza delle proporzioni del ‘numero aureo’già codificato nella creazione.


Luigi non è vuota apparenza, è sostanza, è modernità supportata dalla tradizione, è l’eterna ricerca dell’uomo di capire l’altro da sé e di capire come l’uomo si rivolge al cosiddetto Dio, anzi, IL Dio, Allah, l’unico.
Nell’islam la raffigurazione umana quasi fotograficaè stata abolita agli albori, permettendo così che la mente fosse capace di astrarsi e salire negli spazi infiniti, invece di soffermarsi all’adorazione della figura in sé. In questo caso, per riuscire ad entrare nella propria intimità ed a fare un salto nell’immenso della preghiera, la scelta pittorica del nostro permette di spaziare tra la propria fantasia, l’occhio dello spettatore e l’occhio dell’artista che, esprimendo il proprio pensiero, guida lo spettatore a capire e fruire di un’altra dimensione.


L’altra qualità del nostro artista è la capacità di veicolare sensazioni di armonia e bellezza. Non vi è dissonanza in nessuna delle sue opere, non vi sono fantasmi e grida alla Francis Bacon. In queste opere c’è il ritmo, simbolo del ritmo matematico che regge l’universo, vi è il bilanciamento dei colori a tono su tono oppure a contrasto, ma comunque armonico. L’armonia certamente infonde sensazioni di pace, amore e fratellanza, infatti l’artista è anche apprezzato per essere ‘un ponte di pace tra le culture’.
Nel 2013 decide di aprire il suo terzo studio nella porta tra Oriente ed Occidente – Istanbul – una incredibile ed affascinante metropoli di cui si innamora tanto da andare a viverci. E’significativa la sua ultima elegante mostra, nel dicembre 2019, intitolata ‘One Way’, sostenuta e presentata dal sindaco Haydar Ali YILDIZ e curata dalla instancabile e preziosa Beste Gursu.


L’ultima raffinata mostra del gennaio 2020, dal titolo ‘Magnificent Cultures’, lo ha visto al Katara Village di Doha, con una incisiva presentazione dell’Ambasciatore Italiano in Qatar Alessandro Prunas. Mostra sempre curata da Beste Gursu e con l’organizzazione di Medina art gallery di Roma. In questo contesto le ultime produzioni di Ballarin, omaggio ai cavalli arabi, risaltano ancor di più perché sono segno di eleganza, forza, destrezza ed emozione.

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