Mawlana RUMI (II parte) - "La forza dell'amicizia" - jayyd news

Mawlana RUMI (II parte) – “La forza dell’amicizia”

Marta Irene Fraceschini

Alcune storie di Rumi rimbalzano da una poesia all’altra come romanzi a puntate, tappe narrative dello stesso racconto. Iniziano in un luogo poetico per continuare in un altro, e magari finire in un terzo. Non è una scelta casuale (non c’è mai nulla di casuale, nel sufismo): è un modo per ribadire che il discorso sacro è inesauribile, che travalica sempre i confini, non può essere contenuto, né ridotto a nessun formato. Il tema di Dio rompe gli argini, trabocca, manda gambe all’aria tutte le regole, comprese quelle poetiche. Rumi ci coglie di sorpresa, tre pagine più in là, dicendo: “Vi ricordate del topo e della rana?”. Sì, li avevamo lasciati a discutere sul bordo dello stagno, due poesie fa… Avevate creduto che la storia fosse finita lì? Beh, vi sbagliavate. Non illudetevi mai di aver capito tutto…

Uno di questi lunghi racconti si intitola “La forza dell’amicizia”, e si snoda lungo tre poesie, scritte in momenti diversi. Per facilità di lettura le ho qui riunite in un unico testo. Il tema della storia è l’amore tra un topo e una rana.

Il sufismo, lo sappiamo, si esprime per simboli, metafore, archetipi, usa il linguaggio onirico, l’ronia, la favola, il racconto, la poesia, la musica, la danza. E molte volte sceglie semplicemente il silenzio. Lo fa perchè si rivolge allo spirito, il quale non intende gli approcci razionali. Nel mondo dell’Invisibile si parlano lingue sconosciute e si rispettano regole particolari: nessuno è mai solo sé stesso, niente è come sembra, e gli opposti e i contrari coesistono.

Nella nostra storia, per esempio, la rana rappresenta simbolicamente il Divino, ma al tempo stesso è anche il santo, lo Shaykh, l’Amico, il Compagno, e l’Amato in carne ed ossa, fin nel suo aspetto animale. Il suo regno appartiene all’acqua: come Dio sta nei fondali misteriosi e inacessibili dell’oceano; come rana, sulla riva dello stagno. Come Dio tace, come rana si fa desiderare. Come Dio, non ci abbandona mai. Come rana è fedele fino alla morte.

Il topo invece appartiene alla terra. E’ lui quello che si agita, che protesta, che si dispera. Parla continuamente, non trova pace, piange. Non gli basta quello che ha, chiede di più, implora. Il topo siamo noi, ovviamente. Ma il topo è anche il puro di cuore, il derviscio, il santo follemente innamorato di Dio, che non sente ragioni. E’ a un tempo il discepolo del maestro, il devoto davanti alla tomba del santo, e il marito geloso.

Anche l’amicizia va declinata al plurale: è il legame d’amore, quali che siano i suoi agenti. E’ il perché della relazione, quella forza che ci unisce al di là delle motivazioni, delle spiegazioni, delle cause. E’ la smania di stare insieme degli amanti, insieme alla brama di Dio, Amico per eccellenza.
Nel teatro narrativo di Rumi le diverse chiavi di lettura si muovono su livelli paralleli in elegante sincronicità, senza mai perdere coerenza col sacro Centro.

LA FORZA DELL’AMICIZIA
Un topo e una rana si incontrano ogni mattina sulla riva del fiume.
Siedono in un angolo e parlano.

Ogni mattina, appena si incontrano,
si aprono tranquillamente, raccontandosi storie e sogni e segreti,
liberi da ogni paura o sospetto che li possa trattenere.

Guardare e ascoltare questi due
è capire che, come è scritto,
quando due esseri si uniscono,
Cristo diventa visibile.

L’amarezza non esiste
per loro.

Kihidr, il messaggero di Dio, tocca un pesce arrostito.
E questo salta via dalla griglia per gettarsi nell’acqua.

Gli Amici siedono vicini, e le tavole appaiono.
Essi leggono via i misteri
dalle reciproche fronti.

L’amicizia tra il topo e la rana è fatta di confidenze, intimità, segreti condivisi. Sembrano due giovani sposi che vivono felici in una capanna. Sono liberi da paura e da sospetto, “si leggono via i misteri dalle reciproche fonti.” Un amore talmente incantevole che fa miracoli: i pesci saltano via dalle griglie e si gettano nel mare, Cristo è presente, le tavole appaiono. Una relazione così è di per se stessa la Via. Ascesi incarnata. Può succedere sulla riva del fiume, all’interno di una “khanqa” (monastero), davanti a una “dargah” (tomba), oppure nel raccoglimento della preghiera fra Dio e il suo fedele suddito. Succede, insomma, in tutte quelle coppie in cui “l’amarezza non esiste.”

Ma un giorno il topo protesta: “Ci sono volte,
quando desidero parlare di cose intime con te,
che tu sei nell’acqua
e salti di qua e di là senza sentirmi.

Noi ci incontriamo tutti i giorni a questo appuntamento fisso,
ma il testo dice: gli Amanti pregano costantemente.

Una volta al giorno, una alla settimana, cinque volte all’ora,
non è abbastanza. Pesci come noi
hanno bisogno dell’oceano intorno!

Forse che i sonagli dei cammelli dicono:
“Ritroviamoci qui Giovedì notte?” Ridicolo.
Tintinnano insieme continuamente,
parlando mentre il cammello cammina.

Non discutere o rispondere razionalmente.
Moriamo, e morendo, rispondiamo.

Il topo chiede all’amata rana:
“Sai cosa sei tu per me?
Durante il giorno,
sei la mia energia per il lavoro.
Di notte, sei il mio sonno più profondo.

Non potremmo stare insieme dentro come fuori dal tempo?

Fisicamente, ci incontriamo solo a colazione.
La tua assenza durante il resto del giorno apre tutte le mie ferite!

Bevo cinquecento volte di troppo.
Mangio come un bulimico che cerca di uccidersi.

Aiutami!

So di non meritarmelo,
ma la tua generosità è così vasta!”

Il topo continua a pregare: “Amica mia,
so di essere cattivo con te.
Sono cattivo anche con me stesso!
Sono assolutamente cattivo!

Ma ascolta: sarai triste quando morirò, non è vero?
Siederai sulla mia tomba e piangerai un poco?
Tutto quello che ti chiedo è:
stai con me quel po’ di tempo finché sono ancora vivo!
Ora. Io ti voglio ORA!”

Ancora il topo: “Amica, io sono fatto di terra e per la terra.
Tu sei dell’acqua.
Sto sempre sulla riva del fiume a chiamarti.
Sii buona. Non posso seguirti nell’acqua.
Non c’è proprio nessun modo in cui possiamo restare uniti?”

Finché un giorno il topo protesta, e lo fa con un’urgenza commovente e quasi infantile (è così, dicono i sufi, che ci si dovrebbe rivolgere a Dio), battendo i piedi e tirando la camicia dell’Amato. Ci mostra un aspetto molto carnale dell’innamorato, nel quale è facile identificarsi. Come tutti noi è debole, cade, sbaglia: “La tua assenza… apre tutte le mie ferite! Bevo cinquecento volte di troppo. Mangio come un bulimico che cerca di uccidersi. Aiutami!“. Il topo sa di non meritarsi l’amore della rana. E’ consapevole dei propri limiti, sa “di essere cattivo”. Tuttavia, insiste, supplica, implora. Vuole l’unione, e la vuole ora. ORA! Finché è ancora vivo, per quel poco tempo che gli resta. Nitida fotografia di un mondo che conosciamo molto bene.

Eppure, accanto a questa lettura così calzante al modello umano più terreno, il topo porta motivazioni altamente spirituali: “gli Amanti pregano costantemente!”. Chi ama davvero non potrà mai accontentarsi, non sarà mai sazio. “Una volta al giorno, una alla settimana, cinque volte all’ora, non è abbastanza”. Non c’è un numero di preghiere sufficiente per l’innamorato di Dio. “Pesci come noi hanno bisogno dell’oceano intorno!”. Roteando, proprio come un derviscio danzante, da un piano all’altro della narrativa poetica, Rumi qui parla ai mistici, ai dervisci, agli estatici, e a tutti coloro che, proprio come i sonagli di un cammello, cantano incessantemente il loro amore per Dio.

Alla fine, il topo la spunta, e i due animali decidono di restare legati da “un’amorevole corda”, così che i movimenti della zampa dell’uno siano percepiti dalla zampa dell’altro. Lo fanno, spiegano, così da poter ricordare sempre la “segreta connessione” che li lega. Il topo e la rana sanno di appartenere a due mondi diversi, la terra e l’acqua, il maschile e il femminile, il corpo e lo spirito, i discepoli e i maestri, i devoti e i santi, i fedeli e Dio. Ma è proprio questo quello che fa l’amore: unisce l’impossibile, cancella le distanze, trasforma.

I due amici decidono che la risposta
sia una lunga, amorevole corda,
con un capo legato al piede del topo
e l’altro a quello della rana,
così che tirandola,
la loro segreta connessione
possa essere ricordata
e i due si possano trovare,
come l’anima fa col corpo.

Passa il tempo, e il topo è ancora sulla riva del fiume.
C’è una corda d’amore che si allunga nell’acqua desiderando la rana.
Improvvisamente un falco afferra il topo e vola via.
Anche la rana, dal fondo del fiume,
con un piede legato a una corda invisibile,
lo segue, sospesa nell’aria.

Facce stupite chiedono:
“Quando mai un falco è entrato nell’acqua per cacciare una rana?”

La rana risponde: “Questa è la forza dell’Amicizia.
Ciò che unisce gli amici
non è conforme alle leggi di natura”

Infine, la tragedia. Un falco scende in picchiata e afferra il topo coi suoi artigli. La rana, legata al topo dalla corda “invisibile”, lo segue in cielo. A questo punto è lei che parla, facendo sentire per la prima volta la sua voce. “E’ la forza dell’Amicizia”, spiega la rana agli astanti stupefatti. E’ questa l’alchimia dell’amore, vuole dire. Noi vediamo solo il fenomeno, in questo caso una rana che vola; i sufi vedono la “connessione segreta”, il legame psichico, la rete cosmica del disegno divino.

Personalmente, ho sempre trovato il finale di questa “favola illuminata” portentoso come un balsamo taumaturgico. Ci si sente toccati da qualcosa di inspiegabile e meraviglioso. Una sorta di carezza interiore, una infallibile promessa, un sacro dono. La corda amorevole esiste davvero, e ci lega, per l’eternità, a ciò che amiamo. E’ questa la vera salvezza, l’unica su cui possiamo veramente contare. Anche se è invisibile. Come se la rana dicesse: “Amanti dal cuore infranto, cercatori di Dio, folli d’amore, non preoccupatevi. Il sentimento che vi connette al vostro oggetto d’amore è una corda resistente e durevole. Tutto quello che sentite dentro al vostro cuore esiste, anche se non si può provare. Anche se non si vede, anche se nessuno ci crede, anche se sembra impossibile, siete connessi. Anche se non trovate nemmeno le parole per dirlo, se dubitate, se avete paura, se vi sentite soli, anche se non ve lo meritate. L’Amore può cose che voi non sapete neanche immaginare. Non temete, non siete mai soli.”
“Ciò che unisce gli amici non è conforme alle leggi di natura”.

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