IL DIGIUNO NELLE TRE PRINCIPALI RELIGIONI MONOTEISTE - jayyd news

IL DIGIUNO NELLE TRE PRINCIPALI RELIGIONI MONOTEISTE

IL DIGIUNO ISLAMICO

I musulmani digiunano durante il mese di Ramadan, il nono mese del calendario lunare islamico, come recita lo stesso Corano:

Il Ramadân è il mese in cui è stato rivelato il Corano come guida per gli uomini, prove chiare di guida e di discernimento. Quando vedete la luna nuova digiunate per l’intero mese, e chi è malato o in viaggio digiunerà in seguito per altrettanti giorni. Allah vuole l’agio per voi, non vuole il disagio per voi, e vuole che portiate a termine il numero dei giorni e rendiate gloria ad Allah che vi ha guidato affinché Gli siate riconoscenti. (Al-Baqara 185)

Il digiuno rappresenta uno dei cinque pilastri dell’Islam e consiste nell’astenersi dall’alba al tramonto, dal bere, mangiare, fumare, praticare attività sessuali. Chi è impossibilitato momentaneamente dal poter digiunare, può essere sollevato dal digiuno e recuperarlo successivamente, o provvedere al sostentamento di un povero

[digiunerete] per un dato numero di giorni, e chi di voi è malato o in viaggio, costui digiunerà in seguito per altrettanti giorni. Gli abili che lo infrangeranno lo riscatteranno nutrendo un povero, ma chi farà del bene spontaneamente sarà meglio per lui. Digiunare è un bene per voi, se lo sapeste. (Al-Baqara 184)

Il digiuno per il musulmano serve a sviluppare e rafforzare il proprio autocontrollo, in modo da resistere a desideri e cattive abitudini, il digiuno è in sé un allenamento per ottenere il miglioramento di sé stessi nella vita quotidiana.

Voi che credete, vi è prescritto il digiuno come è stato prescritto a quelli prima di voi affinché temiate Allah, (Al-Baqara 183)

Il digiuno non consiste solo nell’astenersi dal mangiare e dal bere, ma da ogni tipo di desiderio egoistico e comportamento sbagliato. Il digiuno non è semplicemente un digiuno del corpo, ma essenzialmente un digiuno dello spirito. Il digiuno fisico è simbolo ed espressione del digiuno reale interiore.

Dopo il mese di Ramadan si hanno altre forme di digiuno volontarie nel mese di Muharram, il primo mese del calendario islamico. Il periodo del digiuno riguarda in particolare il decimo giorno del mese in cui cade ‘Āshūrā’ a cui va aggiunto il giorno prima o il giorno successivo.

Il migliore digiuno dopo Ramadan è quello nel mese di Allah, al-Muharram, e la migliore preghiera dopo la preghiera obbligatoria è la preghiera notturna. (Sahih Muslim 1163 a – book reference: Book 13, Hadith 261 – USC-MSA reference: Book 6, Hadith 2611)

Al digiuno iniziale gli sciiti aggiunsero la commemorazione del martirio dell’Imam al-Husayn ibn Ali e dei suoi 72 seguaci ad opera delle truppe del califfo omayyade Yazid. La strage avvenne il decimo giorno del mese di muharram nell’anno 40 dell’Egira.


IL DIGIUNO EBRAICO

Gli ebrei praticano vari periodi di digiuno come espressione di espiazione dai peccati, di lutto o di supplica.

Mosè stette con il Signore quaranta giorni e quaranta notti: non mangiò pane né bevve acqua. Scrisse sulle tavole le parole dell’alleanza, le dieci parole. (Esodo 34:28)

Ad esempio, si digiuna il 13 di adar in ricordo del digiuno che sancì la regina Ester, in seguito al quale il popolo fece teshuvà (pentimento), propiziando il miracolo della salvezza.

Va’, raduna tutti gli Ebrei che si trovano a Susa e digiunate per me; non mangiate né bevete per tre giorni, né di notte né di giorno; anch’io e le mie serve digiuneremo. Così io andrò dal re, sebbene ciò sia contro la legge, e se dovrò morire, morirò. (Ester, 4:16)

Se questo giorno capita di sabato, si anticipa il digiuno al giovedì precedente, l’11 di adar.

Durante il digiuno del 13 di adar si dice ‘Anenu nella ‘Amidà quindi si estrae un rotolo della Torà sia durante la preghiera di Shachrit (mattutina) che durante quella di Minchà (pomeridiana) e si legge il brano Vaychal Moshé (Esodo 32, 11 – 34, 1). Il 13 di adar è usanza recitare il salmo Lamnatzeach ‘al ayelet hashachar (Salmi cap. 22) dopo il salmo del giorno.

Il digiuno più noto e maggiormente osservato è quello di Yom Kippur, chiamato nella Torah Yom haKippurim, ‘giorno dell’espiazione’ destinato ad espiare i peccati commessi nel corso dell’anno, sia nei confronti di Dio, sia nei confronti degli uomini. Ne abbiamo una prima traccia nella Torah in Esodo 30,10 e in altri tre punti Levitico 23,27-31 e 25,9; Numeri 29,7-11. Il rito si celebra il decimo giorno del primo mese del calendario ebraico, il mese di Tishri. Durante il digiuno è vietato mangiare e bere, nonché, essendo giorno di moed (festività), valgono le stesse prescrizioni per il Sabato circa il lavoro e altre attività vietate.


IL DIGIUNO CRISTIANO

Il digiuno per cristiani fa parte normalmente del periodo di Quaresima che si accompagna ad altre due pratiche importanti come la preghiera e l’elemosina. Si distingue tra digiuno, inteso come obbligo a consumare un unico pasto durante la giornata, rendendo frugale l’altro, e l’astinenza, ossia la rinuncia alla carne. Secondo quanto chiarisce la CEI ne ‘Il senso cristiano del digiuno dell’astinenza’, devono essere osservati il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì santo; sono consigliati il Sabato Santo sino alla Veglia pasquale. L’astinenza, invece, deve essere osservata in tutti i venerdì di quaresima.

Gesù non impone in modo esplicito ai discepoli nessuna pratica particolare di digiuno e di astinenza. Ma ricorda la necessità del digiuno per lottare contro il maligno e durante tutta la sua vita, in alcuni momenti particolarmente significativi, ne mette in luce l’importanza e ne indica lo spirito e lo stile secondo cui viverlo.

Gli si avvicinò il tentatore e gli disse: “Se sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane”. Ma egli rispose: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Matteo 4, 3-4)

I vescovi affermano che queste pratiche rispondono al bisogno permanente del cristiano di conversione, di richiesta di perdono per i peccati, di implorazione dell’aiuto divino, di rendimento di grazie e di lode al Padre. Il digiuno e l’astinenza rientrano nel vero significato della prassi penitenziale della Chiesa solo se sono la manifestazione di un’autentica anima cristiana. La penitenza coinvolge l’uomo nella sua totalità: corpo e spirito. I credenti sono chiamati a una vita più modesta fatta di minor sprechi e di minor ricerca di cose superflue, con una predisposizione a una vita più moderata e più equilibrata.

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